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lunedì 2 febbraio 2009

RIFLESSIONI SUL CASO DE MAGISTRIS E SULLA COSIDDETTA “GUERRA TRA PROCURE”. Parte 2




Parte 1.

Ma cerchiamo di approfondire un po' il discorso.


Come sappiamo, la nostra Costituzione, all'art.3, ci dice che la legge è uguale per tutti. Ed invece, i magistrati di Catanzaro non si ritengono cittadini come tutti gli altri e, dunque, si rifiutano di rispettare un provvedimento adottato dall’autorità giudiziaria competente e reagiscono con modalità che lasciano stupefatti, cioè reagiscono con un controsequestro, provvedimento illegittimo e abnorme sotto diversi profili. Basta dire, infatti, che esso è stato adottato da magistrati (quelli di Catanzaro) che versavano in condizioni di incompetenza funzionale, di incompetenza territoriale (ai sensi dell’art. 11 c.p.p., è, infatti, competente la Procura della Repubblica di Napoli) e di obbligo di astensione (se sei indagato non puoi a tua volta indagare, devi semplicemente astenerti!).

I media, ovviamente, si son ben guardati dal cercare di spiegare ai cittadini cosa stesse effettivamente accadendo. Ed infatti hanno parlato semplicemente di “guerra fra procure”, di scontro tra magistrati.

Quinta domanda. Ma perchè si parla di scontro tra procure se c'è una procura, quella di Salerno, che legittimamente va a prendersi le carte e a fare le perquisizioni, in quanto per legge è competente su Catanzaro, e c'è, invece, un'altra procura, quella di Catanzaro, che fa una cosa che non potrebbe assolutamente fare, e cioè effettuare un controsequestro?

Gli eventuali reati commessi dalla procura di Salerno li valuta la procura di Napoli, quindi se Catanzaro voleva denunciare dei reati commessi da Salerno, non doveva far altro che un esposto a Napoli e non un controsequestro!
Quindi non c'è stata alcuna guerra fra due procure: c'è stato da una parte un atto legittimo e doveroso, quello della procura di Salerno, e dall'altra, una risposta con atti abusivi e abnormi.

La “guerra tra procure” sembrerebbe quindi un mero slogan funzionale a quel potere politico che vuole “riformare” la giustizia e, magari, convincere l’opinione pubblica che tutto questo è giusto.

Sesta domanda. Perchè il decreto di perquisizione della Procura di Salerno fa insorgere tutti i poteri forti , dall’Associazione Nazionale Magistrati al Presidente della Repubblica al Ministro della Giustizia Alfano, che dichiarano scorretta quest’azione?

Il ministro Alfano, addirittura, vuole trasferire i pm Apicella, Nuzzi e Verasani per “assoluta spregiudicatezza”, “mancanza di equilibrio”, “atti abnormi nell’ottica di un’acritica difesa di De Magistris e con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.

Settima domanda. Ma quali sono gli atti illegali commessi dai magistrati di Salerno. Cioè cosa hanno commesso di illegale tali magistrati?

A tal proposito Marco Travaglio dice: “Per la prima volta nella storia repubblicana, e pure monarchica, un ministro chiede di punire dei magistrati perché il contenuto delle loro indagini non gli garba”.

Una richiesta, quella del ministro, del tutto illegittima, ma non a tal punto da essere respinta dall’organo di autogoverno della magistratura cioè il CSM. Quest'ultimo, infatti, invece di dimostrare di essere super partes, di essere autonomo rispetto al potere esecutivo, agisce supinamente, chinando il capo ed eseguendo le richieste avanzate dal super ministro della giustizia. Non solo.

Anche l’ANM, cioè l'Associazione Nazionale Magistrati, anzicchè scendere in campo in favore dei magistrati di Salerno, non fa altro che dichiararsi “soddisfatta”. Forse fa bene, quindi, De Magistris a parla di “mafia istituzionale”, scrivendo di come si stanno consolidando “nuove forme di 'eliminazione' di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere”.

Fino al 1992, infatti, quando i magistrati con le loro indagini toccavano interessi o persone troppo in alto venivano assassinati, trucidati, fatti saltare in aria col tritolo. Ora c'è stata una evoluzione: si preferisce rinunciare al sangue, limitandosi a trasferirli o ad impedirgli di svolgere le proprie indagini, cioè di fare il proprio dovere.

Eppure la prassi da seguire in questi casi è semplice: se ai magistrati di Catanzaro non piaceva quanto hanno scritto i loro colleghi di Salerno, competenti ad indagare su Catanzaro, non dovevano far altro che rivolgersi al Tribunale del Riesame di Salerno (cosa che poi alcuni imputati hanno fatto) per chiedere l'annullamento del decreto di perquisizione e sequestro.
Se poi ritenevano che i colleghi di Salerno avessero commesso dei reati in quella vicenda, bastava fare un esposto o una denuncia alla procura di Napoli competente per giudicare i magistrati di Salerno.
Se poi ritenevano che i magistrati di Salerno avessero commesso delle
colpe deontologiche, bastava rivolgersi all'ispettorato del ministero o alla procura generale della Cassazione che sono titolari dell'azione disciplinare.

Invece cosa succede? Poiché al ministro non piace ciò che hanno scritto i magistrati di Salerno chiede al Consiglio Superiore della Magistratura di cacciare dalla magistratura il procuratore capo di Salerno.
Cioè il ministro pensa di poter sindacare il contenuto di un atto invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti. Alla faccia dello
stato di diritto e della separazione dei poteri!

Quando i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario non sono più distinti, ad essere in pericolo è la democrazia stessa. Ed è proprio quello che sta accadendo in Italia! Purtroppo nell'indifferenza del popolo ormai assuefatto allo scandalo!

Come dicevo poco sopra alcuni imputati, a cominciare dall'ex procuratore di Catanzaro Lombardi, hanno intrapreso una delle vie percorribili per legge, cioè hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l'annullamento del decreto di perquisizione.
Ebbene, venerdì
9 gennaio il Tribunale del Riesame di Salerno, in un clima tutt'altro che sereno, (un clima ove il Capo dello Stato, il CSM, il governo, l'opposizione (tranne Di Pietro), l'ANM, tutta la stampa di destra e di sinistra, le TV a reti unificate, dicono che Salerno ha torto) ha respinto i ricorsi dei quattro indagati ed ha dichiarato dunque fondato e legittimo il provvedimento di perquisizione e sequestro.

Ottava domanda. Perchè i 3 magistrati di Salerno vengono comunque trascinati davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per essere puniti, a causa di quello stesso provvedimento che il Tribunale del Riesame ha trovato impeccabile, respingendo tutti i ricorsi?

Mistero!
Ed arriviamo al
19 gennaio! Giorno in cui è stata scritta una delle pagine più buie della storia della magistratura italiana.
Giorno in cui i
Sostituti Procuratore Nuzzi e Verasani vengono trasferiti e il Procuratore Della Repubblica di Salerno Apicella viene addirittura sospeso dallo stipendio (misura che una volta si comminava per condotte gravissime, come ipotesi di corruzione o simili, e non per provvedimenti , come invece è successo in questo caso!) perché hanno scritto un provvedimento giudiziario che non è piaciuto al potere! Questo nonostante la sentenza del Tribunale del riesame. Scandaloso!

Nona domanda. Come può, quanto accaduto, essere ritenuto compatibile con gli articoli 101i giudici sono soggetti soltanto alla legge») e 107 («i magistrati sono inamovibili») della Costituzione?

Tale scandalo è, ovviamente, monito per tutti i magistrati che vogliono continuare ad essere liberi, per tutti coloro che credono nell’articolo 3 della Costituzione che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Davanti a questa vergogna non si può stare a guardare, non si può abbassare la testa. E' dovere di tutta la società civile difendere i magistrati come De Magistris, Apicella, Nuzzi, Verasani, Forleo, nonché giornalisti come Carlo Vulpio, sollevato dall’incarico di seguire come cronista gli eventi intorno al caso De Magistris dal suo direttore, Paolo Mieli. Forse perchè sapeva e scriveva troppo! E' fondamentale per la nostra democrazia e per il nostro futuro!

Del resto il ministro Rotondi era stato chiaro con riferimento ai pubblici ministeri: «colpirne uno per educarne cento»! Peccato che a venir colpiti siano solo i magistrati scomodi ai potenti!

domenica 1 febbraio 2009

RIFLESSIONI SUL CASO DE MAGISTRIS E SULLA COSIDDETTA “GUERRA TRA PROCURE”. Parte 1



Gli interrogativi su questa vicenda sono tanti, anzi tantissimi. Ma anche i punti fermi sono tanti, anzi tantissimi!

Ma andiamo con ordine.

De Magistris, PM senza macchia presso la procura di Catanzaro, si stava occupando di 3 indagini:

L'indagine “Poseidone, riguardante i depuratori che si dovevano costruire in Calabria, finanziati dall'Unione Europea con circa 800 milioni di euro ma mai costruiti.
L'indagine “Toghe lucane,” riguardante i comitati d'affari che collegano magistrati della Basilicata, sui quali è competente ad indagare Catanzaro e proprio per questo se ne stava occupando De Magistris.
L'indagine “Why Not,” riguardante un comitato d’affari composto da politici, imprenditori e funzionari delle istituzioni che avrebbero gestito illegalmente finanziamenti comunitari e statali, vale a dire milioni di euro di soldi pubblici, cioè di noi cittadini, frodati allo stato italiano da rappresentanti delle istituzioni italiane , in pratica una sorta di “Mani Pulite 2”.

Diciamo quindi che De Magistris stava indagando su cose molto, ma molto delicate! Cose che scottano!

Ed infatti, ben presto gli vengono tolte tutte e tre le indagini.

L'indagine “Poseidone “ sui depuratori, gli viene tolta dal suo capo, non appena De Magistris indaga l'On. Pittelli di Forza Italia.

Prima domanda. Possibile che il procuratore capo tolga a De Magistris l'indagine non appena osa indagare Pittelli che è socio del figlio della sua convivente?

L'indagine “Why not”, dove sono indagati una serie di politici, imprenditori ecc., gli viene tolta dal procuratore generale Dolcino Favi non appena viene indagato l'allora ministro della giustizia Mastella.

Seconda domanda. Come mai non si consente a De Magistris di andare avanti con l'indagine?Cosa ha fatto di tanto grave da meritarsi l'avocazione dell'indagine?

Infine, l'indagine “Toghe lucane” sul malaffare politico-affaristico-giudiziario in Basilicata, dirompente anche questa perché è un'indagine che coinvolge addirittura un ex big del CSM, cioè l'On. Bucicco, sindaco di Matera nonché avvocato e parlamentare di AN.
In tal caso De Magistris riesce quasi a finirla l'indagine, ma viene fisicamente cacciato da Catanzaro un attimo prima che lui sia riuscito a scrivere le richieste di rinvio a giudizio.

Terza domanda. Come mai questo tempismo perfetto? Non si poteva far concludere definitivamente l'indagine a De Magistris, in modo da raccogliere i “frutti” del suo lungo lavoro?

De Magistris, quindi, è un magistrato scomodo, ed infatti il CSM, pressato dal Parlamento, nel settembre 2007 ne dispone la richiesta di trasferimento. A gennaio 2008 si completa l'opera con il trasferimento di De Magistris e l’impedimento di esercitare ancora la funzione di Pubblico Ministero. L’autonomia della Magistratura, sancita dalla Costituzione italiana, è distrutta. La sua nuova sede sarà Napoli, non più con funzione requirente bensì con funzione giudicante.
Nel frattempo decine di suoi inquisiti, di suoi superiori o colleghi denunciano De Magistris presso la
procura di Salerno, competente per legge su quella di Catanzaro, per enormi nefandezze da lui commesse durante i tre anni di procura a Catanzaro, in particolare in merito alle tre indagini esposte. Anche De Magistris, però, si reca a Salerno per fare delle denunce. In particolare denuncia, a sua volta, i suoi superiori, alcuni suoi imputati, avvocati, giornalisti ecc. che, secondo lui, lo avrebbero screditato, calunniato, isolato ed espropriato delle sue inchieste. Insomma, avrebbero creato i presupposti per levare prima le inchieste e poi lui. A questo punto, ricevute tutte queste denunce di De Magistris e contro De Magistris, poiché per legge esiste l'obbligatorietà dell'azione penale, i magistrati di Salerno non possono fare altro che incominciare subito ad indagare, ad approfondire tali denunce per vedere quali sono fondate e quali no.

Se ne occupano i pubblici ministeri Gabriella Nuzzi e Dionigi Verasani ed il loro capo Luigi Apicella.

Dopo mesi di indagine, i magistrati di Salerno scoprono che le denunce contro De Magistris si sono rivelate totalmente infondate, e cioè che De Magistris non ha commesso alcuna scorrettezza, anzi dicono: "le indagini di De Magistris sono corrette, non emergono reati a carico di De Magistris" e quindi tutte le denunce che sono state presentate contro di lui saranno archiviate.

Riguardo invece all'ipotesi d'accusa presentata da De Magistris, i magistrati di Salerno, per poterne verificare la fondatezza, richiedono ai colleghi di Catanzaro la copia degli atti dell'indagine Why Not sulla quale si stava, appunto, indagando per verificarne l'eventuale insabbiamento.
Per ben 7 volte nell'arco di mesi la procura di Salerno chiede questa copia degli atti alla procura di Catanzaro. Ma quest'ultima rifiuta illegalmente ( non si può rifiutare di esibire un atto che un magistrato competente richiede) a quella di Salerno l'invio delle copie di questa indagine.

A questo punto Salerno non può far altro che andarsele a prendere a Catanzaro. Ed infatti emette un decreto di perquisizione e sequestro ed il 2 dicembre 2008 lo fa eseguire.

Questo decreto, a differenza di quanto i media hanno tentato di farci credere, è del tutto legittimo, infatti tale è stato ritenuto dal competente Tribunale del riesame che, il 9 gennaio scorso, lo ha confermato.

Quarta domanda. Perchè tale notizie, cioè tale conferma del Tribunale del riesame non è stata riportata da nessun telegiornale e da nessun giornale?

Continua.

venerdì 27 giugno 2008

Di Pietro: l'unico antitodo alle leggi-porcate!



Le intercettazioni sono strumento vitale per condurre la lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo, al contrabbando, alla droga, alla corruzione del sistema economico e per smascherare i manovratori che spesso si nascondono a livello politico. Il governo di centrodestra e coloro che mantengono posizioni ambigue in Parlamento su questa proposta di "legge bavaglio" non hanno alcun rispetto dei cittadini se affermano che la limitazione delle intercettazioni è a tutela della privacy (leggi le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Alfano) dell’individuo quando negli ultimi anni le intercettazioni si sono rivelate l’unica tutela dei cittadini dalla disonestà di molti politici. Il Pd tentenna ed anche in questa battaglia spetta all’Italia dei Valori il ruolo di schierarsi come unica vera opposizione.

Loro nascondono qualcosa, noi no! Intercettatemi!

Come dice il grande procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti :

"La convulsa attività legislativa dell’attuale maggioranza ha una caratteristica particolare: ogni provvedimento emesso è preceduto e giustificato da bugie.

Non è vero che esista un problema sicurezza pubblica: il numero dei reati commessi è in costante flessione. E tuttavia il problema sicurezza pubblica è percepito dai cittadini come un problema grave perché tutti i giorni, a pranzo, cena e colazione, televisioni di Stato e private (le 6 reti controllate dal Presidente del Consiglio) e giornali di partito spiegano che c’è un grave problema di sicurezza pubblica e avvalorano questa “denuncia” con minuziosi racconti di scippi, furticiattoli e qualche reato grave, morbosamente esibito.

Se adottassero la stessa tignosa diligenza per raccontare le migliaia di corruzioni che vengono scoperte ogni giorno in Italia, le decine di migliaia di frodi fiscali che impoveriscono l’Italia di centinaia di milioni di euro, le decine di morti sul lavoro che insanguinano ogni giorno fabbriche e cantieri, i milioni di abusi edilizi che deturpano il Paese, gli inquinamenti, le frodi nei finanziamenti UE, insomma tutti quelli che per la classe dirigente italiana non sono reati degni di attenzione; ebbene, è certo che i cittadini italiani avrebbero del loro Paese una percezione diversa, assai più preoccupante del preteso problema sicurezza e certamente assai più realistica.

Non è vero che sono gli extracomunitari o i rumeni che commettono il maggior numero dei reati: in realtà questa categoria di persone commette il maggior numero di piccoli reati, furti nei supermercati, nei cantieri, sugli autobus; le rapine, il traffico di droga, gli omicidi sono commessi in percentuale maggiore da italiani; e naturalmente i reati di cui non si deve parlare, quelli che è bene che non preoccupino l’opinione pubblica, quelli citati sopra, la corruzione, la frode fiscale, il falso in bilancio, gli infortuni sul lavoro, i reati ambientali ed edilizi, gli inquinamenti, quelli sono commessi soltanto da italiani.

Non è vero che, per quanto riguarda gli extracomunitari e i rumeni che delinquono, la soluzione giusta consiste nell’espulsione: la soluzione giusta, come ognuno può capire, consiste nel metterli in prigione, proprio come si deve fare con chiunque commetta reati.

Naturalmente per fare questo occorre un sistema giudiziario che funzioni; quindi bisognerebbe cambiare in fretta e furia il 90 % della legislazione penale e processuale italiana.

Quella penale, eliminando una sterminata quantità di reati inutili (mi vengono in mente l’omesso versamento di ritenute INPS, l’omesso versamento delle ritenute d’acconto, l’ingiuria, la minaccia lieve, la sosta con biglietti prepagati (i vouchers) falsificati, l’omessa esposizione negli esercizi di ristorazione della tabella dei giochi leciti; non continuo perché dovrei riempire un paio di fogli).

E quella processuale, eliminando un centinaio di adempimenti formali del tutto irrilevanti, rendendo obbligatoria l’elezione di domicilio presso il difensore, riformando completamente il regime delle notifiche (obbligatori fax o e-mail per gli avvocati), abolendo l’appello, abolendo il giudizio collegiale di primo grado (un solo giudice è più che sufficiente).

E poi, naturalmente, bisognerebbe abolire tutti i tribunali inutili, quelli formati da meno di 20 giudici, rivedendo tutte le circoscrizioni giudiziarie, dividendo i tribunali delle grandi città in 2 o 3 o 4 tribunali (perché tribunali enormi funzionano malissimo).

E poi bisognerebbe ridurre nella misura da 10 a 1 tutti gli istituti premiali che fanno si che una pena di 10 anni significhi, nei fatti, poco più di 4 anni di prigione vera e propria.

E, per finire, bisognerebbe costruire molte carceri nuove e assumere un sacco di cancellieri, segretari e personale amministrativo in genere; e naturalmente ammodernare e far funzionare una struttura informatica disorganizzata e sottoutilizzate.

E’ ovvio che, piuttosto che mettersi a fare tutto questo, è più comodo far finta di aver trovato la soluzione miracolosa: li espelliamo tutti.

Un po’ come i tanti miracolosi rimedi contro il cancro che avevano il vantaggio di far a meno di lunghe costose e faticose ricerche mediche e farmacologiche.

Non è vero che gli extracomunitari espulsi, quando vengono riacchiappati, vengono poi assolti da giudici comunisti e sabotatori: è vero che nessuno Stato che ha frontiere con l’Italia accetta di ricevere stranieri privi di documenti; e, se gli extracomunitari espulsi non collaborano e nascondono i documenti e dicono di non averli e non si riesce a provare che invece ce li hanno, c’è poco da fare, il non aver obbedito all’ordine di espulsione non è reato per via dell’articolo 40 del codice penale: nessuno può essere punito per un fatto costituente reato se non è conseguenza della sua azione; e qui il non aver obbedito all’ordine di espulsione è conseguenza della condotta dei doganieri spagnoli, francesi, svizzeri etc..

Per quanto può dire il giudice italiano, l’extracomunitario espulso “ci ha provato” ma non è riuscito ad andarsene.

Non è vero che il reato di clandestinità costituisce una soluzione idonea a ridurre il numero, stimato troppo elevato, di immigrati nel nostro Paese; prima di tutto un vero reato di clandestinità, che consiste nel trovarsi illecitamente in territorio italiano, cioè senza documenti e/o senza permesso di soggiorno, significherebbe dover celebrare centinaia di migliaia di processi, tanti quanti sono gli immigrati clandestini nel nostro Paese; il che è assolutamente impossibile, visto che non si riesce nemmeno a fare i processi che ci sono ora che terminano per l’85 % con la prescrizione.

E poi, per come è scritto (ma è ancora un progetto), questo reato di clandestinità consiste in realtà in un ingresso illecito nel nostro Paese: che viene commesso da chi vi mette piede per la prima volta in violazione delle leggi sull’immigrazione e viene acchiappato proprio mentre lo sta commettendo; per intenderci sul bagnasciuga della spiaggia di Lampedusa o mentre sta scavalcando la rete al confine tra l’Italia e la Croazia. Perché, se viene acchiappato 10 minuti dopo, mentre passeggia sulla spiaggia di Lampedusa o su un viottolo del Veneto, gli basterà dire che lui è in effetti clandestino e che però è entrato in Italia circa un mese fa (fra un anno dirà che è entrato circa un anno e un mese fa); e sarà assolto perché la legge, un mese fa (o un anno e un mese fa), ancora non c’era e nessuno può essere punito per un fatto che, nel momento in cui viene commesso, non è previsto dalla legge come reato: lo dice l’articolo 2 del codice penale.

Certo, i poliziotti, i giudici e molte altre persone di buon senso potranno immaginare che questa dichiarazione (sono entrato clandestinamente un mese fa) non è vera; ma tra immaginare e provare, nel processo penale di uno Stato di diritto (quello che l’attuale maggioranza sta distruggendo) c’è un’enorme distanza: immaginare, supporre, sospettare non basta per condannare.

Non è vero che occorre limitare le intercettazioni perché se ne è abusato, come sarebbe dimostrato dal fatto che – così dicono gli affannati esponenti della maggioranza che qualche giustificazione al loro operato debbono pur trovarla – il numero degli intercettati è elevatissimo: in realtà le intercettazioni sono disposte in una ridottissima percentuale dei processi penali (a Torino 300 processi su 200.000); quindi sono pochissime.

E’ però vero che, tra gli intercettati, vi è un numero ridotto ma importante di appartenenti alla classe dirigente.

Così, quando qualche politico racconta che vi è un numero troppo elevato di cittadini intercettati, in realtà sta dicendo che vi è un numero troppo elevato di politici e amici dei politici e amici degli amici che sono intercettati; e, certo, dal suo punto di vista, questa cosa è abbastanza grave: perché gli affari dei politici e degli amici dei politici e degli amici degli amici in genere sono un po’ sporchi.

Non è vero che le intercettazioni costano troppo; la spesa denunciata dal Governo per giustificare il disegno di legge che riduce le intercettazioni, circa 300 milioni, è una piccolissima parte del bilancio della giustizia che è pari a 7 miliardi; e comunque è comprensiva delle somme pagate per i periti e i consulenti del PM, per le spese di missione della polizia giudiziaria, per le trascrizioni degli interrogatori e via dicendo.

E poi sarebbe semplice diminuire ulteriormente questo costo addossandolo ai gestori telefonici che agiscono in regime di concessione (è lo Stato che gli “concede” di fare il loro business): lo Stato potrebbe pretendere che le intercettazioni venissero fatte gratis. O almeno, potrebbe pretendere che venissero fatte al costo, senza guadagnarci (enormemente, come avviene oggi).

Infine le intercettazioni fanno scoprire un sacco di reati economici e fanno recuperare un sacco di soldi; succede così che quasi sempre le intercettazioni “si pagano da sole”.

Non è vero che le intercettazioni vengano pubblicate abusivamente e che quindi bisogna intervenire per bloccare questo malcostume: esse compaiono sui giornali quando è caduto il segreto investigativo, cioè quando l’imputato e i suoi difensori le conoscono, ad esempio perché sono riportate in un provvedimento del giudice che li riguarda (ordinanza di misura cautelare, di sequestro, di perquisizione etc.).

Quindi, quando vengono pubblicate, sono pubbliche: non c’è nessun abuso.

Non è vero che le intercettazioni e le altre notizie che riguardano il processo vengono passate ai giornalisti dai giudici.

Per prima cosa non è mai stato provato. E poi basta chiedere ai giornalisti; che spiegheranno a chi vuole starli a sentire che le informazioni che essi pubblicano lecitamente le ricevono dai difensori degli imputati, subito dopo che loro stessi le hanno conosciute.

Certe volte le ricevono dagli stessi imputati che poi sfruttano la pubblicazione per mettersi a strillare che la loro privacy è stata violata e che il giudice (in realtà il PM) ce l’ha con loro, che deve essere trasferito, che il processo deve essere celebrato da un’altra parte e insomma tutto il manuale del perfetto impunito.

Quanto alle informazioni illecitamente conosciute, non si capisce perché tra cancellieri, polizia giudiziaria, traduttori, trascrittori, interpreti, avvocati di parti offese e parti offese interessate a sputtanare gli imputati, si debba pensare che l’autore delle fughe di notizie sia il giudice, che del resto è proprio quello che da queste fughe di notizie riceve un danno: sia per se stesso, ché è lui ad essere immediatamente additato come la fonte; sia per il processo.

Non è vero che i giudici parlano dei loro processi in televisione o sui giornali: i giudici parlano (quando lo fanno, quando possono, quando qualcuno glielo chiede) delle difficoltà del processo italiano, dello stato disperato del sistema giudiziario italiano, delle pressioni o minacce o avvertimenti che ricevono, di leggi sbagliate o funzionali ad assicurare l’impunità a questo o quel potente, a questa o quella casta.

Gli stessi giudici Forleo e De Magistris hanno parlato del loro isolamento, delle pressioni e minacce ricevute, delle difficoltà della loro situazione: mai dei loro processi, delle prove raccolte, delle dichiarazioni rese da imputati o testimoni.

Non è vero che le notizie che non hanno rilevanza penale non debbono essere rese note all’opinione pubblica: se queste notizie riguardano uomini pubblici, gente che si è assunta la responsabilità di governare o gestire il Paese, l’opinione pubblica ha diritto di sapere tutto di loro, anche se si tratta di cose non costituenti reato.

Se un onorevole che firma una legge contro la liberalizzazione della droga è, nella vita privata, un cocainomane; se un ministro favorisce suoi conoscenti o compagni di partito con incarichi ben remunerati; se un giudice frequenta persone poco raccomandabili, è necessario (non giusto, necessario) che i cittadini lo sappiano.


Allora, alla fine, la domanda è: perché questa gente mente?

E la risposta è ovvia: perché si tratta di leggi sbagliate, demagogiche, dirette a guadagnare popolarità e consenso e a procurarsi l’impunità."

Articolo tratto dal blog http://toghe.blogspot.com/






giovedì 26 giugno 2008

Non ci resta che scendere in piazza



Riporto una valida proposta dell' On Furio Colombo, Sen. Francesco Pardi e Paolo Flores d’Arcais, per cercare di reagire alle leggi-porcate che questo Governo, con l'ausilio di gran parte dell'opposizione, eccetto Di Pietro e pochi altri, sta portando avanti.

"Care concittadine e cari concittadini,
il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.

Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.

Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l’8 luglio in piazza del Pantheon alle ore 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.

Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.

I mass-media di questa manifestazione siete solo voi. "

www.micromega.net


Per chi volesse approfondire l'argomento segnalo i seguenti imperdibili articoli:

- dell'eccellente giurista Franco Cordero;

- del grandissimo cronista giudiziario Marco Travaglio;

- di Chiazzese del blog "Uguale per tutti".

Sono articoli veramente da non perdere per tutti coloro che vogliono cercare di capire come effettivamente stanno le cose. Ricordatevi sempre di verificare le notizie che leggete o che sentite per televisione. La conoscenza e la verità costano fatica ma sono il presupposto della libertà!

Ognuno di noi ha il dovere di informarsi e di verificare la veridicità delle notizie con tutti gli strumenti che ha a disposizione... e grazie a Dio c'è internet...fonte inesauribile di informazione e di conoscenza. L'alternativa è continuare a farsi prendere in giro da tutti, in primis dai politici, soprattutto quelli che controllano i media.

Scriveva Pier Paolo Pasolini:

"gli italiani hanno, nei confronti della televisione, un atteggiamento di totale sudditanza psicologica".

E' sufficiente, infatti, far passare una qualsiasi informazione, sia essa vera o falsa, attraverso lo schermo per trasformarla in dogma agli occhi delle masse, per far bere l'imbevibile a tutto il popolo italiano!

Facciamo sì che Gramsci si sbagliasse quando diceva che “L’indifferenza opera potentemente nella storia".

Quindi, svegliamoci ed alziamo la testa !!!

Come dice il coraggioso Piero RICCA bisogna "tenere in vita e rivendicare senza paura due idee in via di estinzione: 1 la politica va fatta esclusivamente per l’interesse generale; 2 la Costituzione non è materia disponibile nelle mani della maggioranza politica del momento."

E quindi cosa possiamo fare noi cittadini? "La risposta è quella di sempre: rendere visibile il dissenso informato. Non è molto, ma è meglio di niente. Occorre una grande forza per non rassegnarsi, per rifiutare di delegare sempre ad altri. Ci vogliono silenti, assuefatti, passivi. Ci vorrebbero far vergognare di avere ancora degli ideali. In questi momenti viene fuori chi non ha il carattere del suddito."

martedì 20 maggio 2008

IL COSIDDETTO "PACCHETTO SICUREZZA"


Per cercare di capire qualcosa in merito a questo benedetto "pacchetto sicurezza" varato dal Governo, diamo la parola a Bruno TINTI, autore del bellissimo libro Toghe Rotte che consiglio vivamente di leggere.
Per accedere al chiaro ed illuminante articolo del mitico procuratore aggiunto di Torino cliccate qui!

sabato 5 gennaio 2008

La disinformazione...




Ci risiamo! La nostra cara TV e parte della "carta stampata" quando c'è da dare qualche notizia di vero interesse pubblico, qualche notizia che può andar contro questo o quel politico, parla sempre d'altro.
E' successo di nuovo, qualche giorno prima di Natale.
Si tratta della notizia, accuratamente messa da parte dalla stragrande maggioranza dei giornalisti, riguardante
Cosimo Chianese, 45 anni, segretario particolare dell'ex ministro delle Telecomunicazioni, Mario Landolfi, finito agli arresti domiciliari assieme a un bel gruppo di parenti ed amici, in quanto accusato di aver organizzato corsi professionali fantasma in modo da intascare 250.000 euro di finanziamenti dell'Unione europea. Insomma, secondo il pm, il segretario di Landolfi derubava la comunità.

A ciò si aggiunge un'altra bell'azione del suddetto Chianese. I magistrati, infatti, sottolineano che ''utilizzava il telefono cellulare intestato al ministero delle Comunicazioni, nella sua disponibilità quale segretario particolare del ministro protempore (all'epoca era Landolfi, ndr), per intrattenere lunghe telefonate con i congiunti al fine di consentire loro l'autoricarica''.

La cosa bella è che oggi Landolfi è presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai ( un gruppo di parlamentari che vigilano sulla RAI?!... ma non dovrebbero essere i giornalisti a vigliare sui politici informando i propri lettori su tutto cio' che fanno di buono e di cattivo?)
Che ne dite dovrebbe dimettersi? Io penso che se avesse un pò di coscienza dovrebbe farlo! Anche perchè uno che non riesce a vigilare sul proprio segretario è molto difficile che riesca a vigilare su un'azienda con migliaia di dipendenti! Che dite?!
Non è ancora tutto: è stata aperta anche
un'indagine per corruzione contro lo stesso Landolfi!
Ovviamente i media tacciono... eccome se tacciono! In compenso ci distraggono con tante cazzate!! Queste sì che sono "armi di distrazione di massa"!!
NOI CITTADINI ABBIAMO IL DIRITTO DI ESSERE INFORMATI... SU TUTTO!!!!!
E I GIORNALISTI HANNO IL DOVERE DI INFORMARCI... SU TUTTO!!!!!


sabato 29 dicembre 2007

W la giustizia italiana



E' mai possibile che in Italia sia un'utopia andare in galera, soprattutto per i potenti sia di destra che di sinistra che di centro?
A differenza di quanto avviene nel resto del mondo (per verificare quanto dico basta fare una piccola ricerca su internet) in Italia il 95% dei processi va in prescrizione mentre solo un modesto 5% di essi va a buon fine!
Ma poi tra:
- "riti speciali", vale a dire Patteggiamento e Rito Abbreviato;
- Circostanze Attenuanti;
- Sospensione Condizionale della Pena (disciplinata dall'art. 163 del codice penale) che scongiura la possibilità di andare in prigione per chi è stato condannato a una pena non superiore a due anni e che sia incensurato;
- Sostituzione della Pena Detentiva con la Pena Pecuniaria (disciplianata dall'art. 53 della legge 24 novembre 1981 n. 689) che scongiura la possibilità di andare in prigione per i censurati che debbano scontare una pena detentiva non superiore ai sei mesi;
- Sostituzione della Pena Detentiva con la Libertà Controllata (disciplinata dallo stesso art. 53 della legge 24 novembre 1981 n. 689) idem come sopra per una persona condannata ad una pena che non supera l'anno e non può o non vuole utilizzare la sospensione condizionale della pena;
- la Sostituzione della Pena Detentiva con la Semidetenzione (disciplinata dal solito art.53) altra garanzia di non farsi nemmeno un giorno intero di carcere ma bensì considerare il carcere come una sorta di hotel dove si va solo a dormire (così si risolve anche il problema dell'affitto di casa) per pene fino a due ann;
- l'Affidamento in Prova al Servizo Sociale in luogo della prigione per tutti i condannati con pena non superiore a tre anni (disciplinata dall'art.47 dell'ordinamento penitenziario);
- la Detenzione Domiciliare (disciplinata dall'art.47 ter dell'ordinamento penitenziario) che fino a quattro anni consente ai delinquenti di scontare la pena a casa loro o in qualsiasi altro luogo essi indichino;
- l'ultima trovata dei nostri cari legislatori, la Semilibertà (art.48 dell'ordinamento penitenziario) che consente a qualsiasi delinquente che abbia scontato metà della pena, di dedicarsi ad "attività utili al reinserimento sociale" (tradotto, di farsi gli affaracci propri) e poi la sera tornare in carcere;
è veramente difficile farsi qualche giorno di carcere nel Belpaese!
Non è ancora finita: c'è poi la mitica legge Gozzini (Mario Gozzini, morto nel '99, è stato uno scrittore, politico e giornalista italiano.In particolare , come giornalista è stato assiduo collaboratore di svariate riviste e quotidiani quali "La Stampa", "Il Corriere della Sera" e "l'Unità", mentre come politico è stato, a partire dal 1976 e per quattro legislature Senatore della Repubblica nelle liste del PCI e da senatore della "Sinistra Indipendente" si è occupato della sciagurata legge 663 del 1986, c.d. Legge Gozzini). Grazie ad essa, per i carcerati gli anni non sono di dodici mesi bensì di nove mesi!! Che spettacolo!!!
Cioè "al condannato che abbia dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione" (cioè basta semplicemente che il condannato pensi agli affari suoi senza sollevare problemi) vengono detratti dalla pena che deve scontare un mese e quindici giorni per ogni semestre, vale a dire tre mesi all'anno! Tradotto, dieci anni di galera non saranno dieci ma sette. Da ciò si deduce che arrivare alla fatidica metà della pena non è poi così difficile; e a quel punto c'è la suddetta semilibertà! Se poi si arriva con poche settimane di galera ai quattro anni residui, ecco scattare la semidetenzione e poi dopo un altro annetto, l'affidamento in prova al servizio sociale!!
W i nostri Ministri di Grazia e Giustizia, più di Grazia che di Giustizia!! Grazie a loro in Italia andare in galera è veramente un'utopia. Ciò ovviamente va bene per i delinquenti ma per i cittadini onesti è una vera presa per i fondelli... non riusciranno mai ad avere giustizia!!! Questo ovviamente è possibile perchè il povero popolo italiano non sa nulla di queste cose. Ha altro a cui pensare; il calcio, i reality, i giochi a quiz e così via. Il tutto grazie ovviamente ad una televisione che non sa far altro che disinformare e a giornalisti che di giornalista hanno solo il nome. Salvo poche eccezioni, tipo Travaglio, Gomez, Beha, Barbacetto, Santoro, Corrias, Ricca ecc.
Negli altri paesi le cose sono un pò differenti! Leggermente differenti!
Non esistono tutte queste leggi e leggine antigiustizia. Per arrivare ad una sentenza definitiva non è necessario o quasi passare attraverso ben quattro successivi processi; Udienza Preliminare, Dibattimento, Appello e Cassazione.
Negli Stati Uniti ad esempio, anche i potenti riescono ad andare in galera!
Basta fare qualche esempio per rendersi conto che le cose funzionano in modo del tutto differente dall'Italia.
Di seguito alcuni casi emblematici:
- 2005, Jhon Rowland governatore del Connecticut, imputato di corruzione e condannato ad un anno di carcere. La pena detentiva l'ha scontata eccome!
- 2006 George Ryan governatore dell'Illinois imputato per appalti concessi a persone amiche ottenendo in cambio doni e vacanze pagate, è stato condannato ad una pena detentiva di ben sei anni e mezzo. La pena la sta scontando in carcere e non in Parlamento!
- 2006 Jeffrey Skilling amministratore delegato della ENRON, società energetica texana fallita grazie alla gestione truffaldina del suo management sta scontando appunto dallo scorso anno una condanna di ben 24 anni di prigione , cosa totalmente impensabile in Italia!!!
In Italia i condannati siedono tranquillamente in Parlamento alla facciazza della povera gente che si spacca la schiena per cercare di dare del pane ai propri figli!!
Potrei continuare con altri esempi ma non vorrei tediare ulteriormente il lettore!
Questa è l'Italia. Finchè la gente non si sveglierà ed alzerà la testa le cose continueranno ad andare in questo modo. Purtroppo!