Per la prima volta in Francia, una città importante come Lione, lancia una campagna per scoraggiare l’uso dei telefoni cellulari nei bambini. Le Associazioni di Lione e Next-up avrebbero sperato che in questa campagna contro il telefono portatile per i bambini, l’età menzionata fosse di 15 anni anzicchè 12 anni. Ma è comunque un buon inizio!
Del resto, gli studi e le indagini svolte dall'Australian Health Research Institute sono stati chiari:indicano che le radiazioni elettromagnetiche emesse da miliardi di telefoni cellulari, comunicazioni wireless, antenne per la telefonia, torri di trasmissione, forni a microonde, ecc. renderanno quasi un terzo della popolazione mondiale (circa due miliardi) a rischio di cancro all’orecchio, agli occhi e al cervello, oltre ad altri importanti disturbi del corpo, come problemi di cuore, impotenza, emicrania, epilessia.Secondo gli studi i tessuti corporei dei bambini sono più delicati e pertanto saranno i primi a pagarne le conseguenze!
Ieri sera sono stato a Pomezia (RM) a sentire una conferenza sugli inceneritori e sulle nanoparticelle. Ovviamente relatore delle serata è stato il Dr. Stefano MONTANARI, uno dei maggiori esperti di nanopatologie insieme alla moglieDott.ssa Antonietta M. Gatti. E' stata veramente una serata interessantissima ed utilissima per tutti i partecipanti, i quali hanno finalmente potuto capire cosa sono gli inceneritori, se sono utili a qualcosa, se fanno male alla salute e a chi fanno "comodo" e perchè! Inoltre ho avuto modo anche di acquistare il suo libro "Il girone delle polveri" che mi son fatto rigorosamente autografare, dovo avergli stretto la mano ed avergli esternato la mia profonda stima. E' un libro eccezionale...che si legge in una nottata! Il ricavato delle vendite dei suoi libri verra' utilizzato dal suo laboratorio per continuare ad effettuare ricerche sulle nanopatologie. La ricerca costa moltissimo ed in Italia o ci si arrangia, o si va a fare ricerca all'estero oppure si cambia lavoro. Basta riflettere su quel che fanno i nostri cari politici, e nello specifico il nostro ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo. Il nostro ministro, anzicche' documentarsi sugli immensi danni alla salute provocati dagli inceneritori, si preoccupa di presentare un emendamento alla Finanziaria sugli incentivi Cip6agli impianti cosiddetti di termovalorizzazione ( termine che non esiste, è semplicemente un'invenzione dei nostri politici per farci digerire meglio gli inceneritori ) dei rifiuti in deroga alla direttiva comunitaria 77/2001! Il ministro Prestigiacomo dovrebbe ricordare che lei è il ministro dell'ambiente, cioè deve essere pro ambiente e non contro l'ambiente, e quindi i famosi incentivi Cip6 devono essere destinati alle fonti rinnovabili e non ai "cancrovalorizzatori" o inceneritori che dir si voglia!L'ennesima truffa, quindi, ai danni dei cittadini e dell'ambiente e quindi della salute di tutti noi! Invito tutti a partecipare ad una delle tante conferenze che il Dr. Montanari terrà nelle varie città d'Italia: ne vale veramente la pena! Nel filmato che ho inserito in questo post potete guardare un estratto della conferenza che il professore a tenuto settimane fa in quel di Marano (NA). Francesco BACONE, filosofo e saggista inglese del '600 diceva: "alla Natura si comanda solo ubbidendole"!
Molte ricerche hanno dimostrato che l'aria delle abitazioni e degli uffici può essere molto più inquinata di quella esterna. Ciò è dovuto ad una moltitudine di agenti inquinanti presenti negli ambienti chiusi e può provocare vari disturbi alle persone che ci vivono per parecchie ore. Mi riferisco a disturbi come allergie, asma, cefalee, disturbi del sistema nervoso, ecc. Giacchè oggi la maggior parte delle persone effettua lavori al chiuso, credo che il problema possa riguardare un'alta percentuale di persone che, loro malgrado si trovano a dover convivere con esalazioni di composti chimici nocivi come la formaldeide, la ammoniaca, il benzene, alcoli, toluene, acetone, tricloroetilene, ecc., che provengono da vernici, detersivi, cosmetici, fumi, materiali plastici, compensato, lacche, adesivi, ecc. La formaldeide, ad esempio, è un' aldeide molto pericolosa in quanto è stato dimostrato essere cancerogena sui roditori, provocando un tasso di incidenza di cancro al naso ed alla gola superiori al normale; essa, inoltre, è in grado di interferire con i legami tra DNA e proteine. La “sindrome da edificio malato”, grazie ad una crescita della chimica fuori controllo, è quindi una realtà, che può però essere combattuta con un tocco di verde. A sostenerlo , infatti, è una ricerca condotta dalla NASA nel 1989 nell’ambito di studi sulla purificazione dell’aria nelle basi lunari. Secondo tale studio dal titolo "INTERIOR LANDSCAPE PLANTS FOR INDOOR AIR POLLUTION ABATEMENT", vi sarebbero almeno 50 comuni piante d'appartamento in grado di rimuovere i suddetti vapori chimici nonchè di umidificare l'aria. Non sto qui ad elencare tutte le piante prese in considerazione dallo studio. Mi limito semplicemente ad elencarne due tra le più efficaci:
Nephrolepis exaltata (Felce di Boston): la migliore per purificare ed umidificare l'aria. Particolarmente efficace contro la formaldeide.
Spathiphyllum sp. (Spatiffilo): molto indicata per rimuovere benzene, tricloroetilene, acetone, alcoli e formaldeide.
Per chi voglia approfondire l'argomento consiglio di leggere “Amiche piante” del Dr.B.C. Wolverton, uno dei ricercatori della NASA che ha partecipato allo studio, e questo sito per tutti i riferimenti scientifici. Non dimentichiamo mai di ringraziare madre natura. E soprattutto...non dimentichiamo mai di rispettarla. Sempre!!
Come noto, l'INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) è l'elenco degli ingredienti cosmetici espresso secondo una nomenclatura standard. Dal 1997 è obbligatorio, infatti, che ogni cosmetico immesso sul mercato riporti sulla confezione il proprio INCI, ovvero l'elenco degli ingredienti in esso contenuti. Tale elenco è composto in ordine decrescente. Cioè al primo posto compare l'ingrediente contenuto in percentuale più alta, a seguire gli altri, fino a quello contenuto in percentuale più bassa. Sotto l'1% gli ingredienti possono essere indicati in ordine sparso. Ebbene, spesso si vedono in vendita prodotti che sbandierano sulla confezione proprietà eccellenti e ingredienti di derivazione totalmente naturale. Ma se non ci si ferma alle apparenze e a ciò che viene pubblicizzato sulla confezione, si scoprono spesso delle brutte sorprese, a dimostrazione del fatto che noi consumatori veniamo sempre più considerati come dei meri esseri a cui far spendere soldi, senza ovviamente far sapere per cosa vengono spesi è cioè cosa effettivamente si sta comprando!
Facciamo subito un esempio. "NIVEA body, olio satinante, morbidezza infinita effetto seta - Olio di Avocado"! Che bello, mi spalmo l'avocado sulla pelle! Se si prova a girare la confezione e si va a leggere l'INCI si scopre che il primo ingrediente, e quindi quello con percentuale più alta è: "Paraffinum Liquidum". Cosa sarà mai?
Wikipedia , la più grande enciclopedia on-line, ci dice:
"La paraffina liquida (nome INCI: Paraffinum Liquidum, Petrolatum, e il suo derivato Cera Microcristallina) è molto usata nel settore cosmetico come agente filmante, dando la sensazione di levigatezza. Sebbene abbia una indiscussa azione antidisidratante, in virtù del suo potere filmante, essa occlude i pori della pelle, impedendone la corretta traspirazione."
"grandi problemi, se ne sconsiglia l'uso a meno che sia il solo componente pericoloso e che sia tra i componente presenti in misura minore (cioè elencato alla fine della lista INCI)"
Non è ovviamente il nostro caso visto che si tratta del primo ingrediente e cioè di quello presente in misura maggiore!
Risultato: ci spalmiamo sulla pelle un derivato dalla raffinazione del petrolio, inquinante, non biodegradabile, recentemente inserito dalla direttiva europea tra i cancerogeni di classe II. Essa è presente in molti altri prodotti tipo l'Olio Baby della Johnson&Johnson...poveri bimbi, che mele vi hanno fatto? La paraffina è stata dunque dichiarata cancerogena dalla comunità europea, ma a causa di un piccolo cavillo ("è cancerogena per via delle impurità contenute, ma se un produttore sostiene che la sua è pura, può inserirla nel cosmetico") è ancora ampiamente utilizzata. Il motivo è semplice; a differenza di prodotti vegetali e molto più validi costa poco e non irrancidisce.
La sua funzione è quella di solvente, emolliente. Dato che non e’ possibile aggiungere fisicamente acqua alla pelle, l’unico potere idratante esercitato da un cosmetico è tentare di limitare l’evaporazione dell’acqua presente sulla sua superficie. A tal fine la paraffina “idrata” formando una vera e propria barriera tra l'epidermide e l'ambiente. Tale barriera è però innaturale e pericolosa, in quanto composta da molecole estranee a quelle dello strato idro-lipidico della pelle (la miscela di grasso e acqua distribuita sull'epidermide che costituisce l’idratazione naturale). La traspirazione ne risulta quindi ostacolata, i germi presenti sulla pelle restano intrappolati dalla paraffina e provocano irritazioni e favoriscono l'acne, specialmente su pelli predisposte. Volendo riassumere il concetto con un solo termine, diciamo che la paraffina è un composto comedogenico, cioè crea un "tappo" sui follicoli piliferi, facendo sì che cheratina, sebo, polvere si ossidino agevolando in tal modo la formazione degli odiosi "punti neri", ovvero i comedoni.
Morale della favola: prima di acquistare qualsiasi cosa leggete sempre gli ingredienti ed informatevi! Ne va della vostra salute.
E ricordatevi: mai avere un atteggiamento di totale sudditanza psicologica nei confronti della pubblicità che vediamo giornalmente in TV o sui giornali! Come diceva giustamente EINSTEIN "la cosa importante è non smettere mai di porsi domande"
Il termine Teflon è passato dall'essere il soprannome di un presidente americano (Ronald Reagan) e di un padrino della mafia (John Gotti), entrambi personaggi a cui nessuna accusa restava attaccata, all'essere un noto marchio registrato dalla E.I. Du Pont de Nemours and Company.
Nell'accezione più comune si intende come Teflon il polimero del tetrafluoroetilene, (PTFE) al quale vengono aggiunti altri componenti per modificarne le proprietà in modo da renderlo resistente alle alte temperature (fino a circa 200°C).
Tale caratteristica lo rende ideale per ricoprire superfici sottoposte ad alte temperature alle quali si richiede una "antiaderenza" e una buona inerzia chimica.
Infatti, le padelle da cucina definite "antiaderenti",sono ricoperte all'interno di uno strato di Teflon.
Questo materiale, però, non ha solo vantaggi. Ha anche il grosso svantaggio di essere prodotto utilizzando un composto chimico cancerogeno derivato dal fluoro, cioè l'acido perfluorottanoico. Un'investigazione dell'EPA (l’Environmental Protection Agency), infatti, ha portato ad accusare la DU-PONT, società americana quotata al Dow Jones 30 e principale produttrice della molecola scoperta nel 1946, di aver nascosto per circa 20 anni le informazioni riguardanti gli effetti cancerogeni sulla salute e sull'ambiente del suddetto C-8 o acido perfluorottanoico(PFOA).
Oltre ad aver accettato di pagare una multa di 16 milioni di dollari per aver nascosto dati sulla tossicità del Pfoa, la Du-Pont ha dovuto pagare anche un rimborso di 85 milioni di dollari agli abitanti dell’Ohio e della West Virginia che le avevano fatto causa.
Residui del Pfoa, infatti, erano stati trovati nell’approvvigionamento idrico di un impianto della West Virginia. L'EPA ha inoltre chiesto alle aziende produttrici della sostanza incriminata di ridurre le emissioni del 95% entro il 2010 e di arrivare alla completa eliminazione entro il 2015, non solo negli Usa ma ovunque operino. Oltre alla Dupont le società che producono Teflon sono la 3M e altre 6 grosse imprese tra cui la Ciba Specialty Chemicals e la Solvay Solexis, mentre i produttori italiani di pentole antiaderenti sono la Bialetti, Ballarini, Alluflon, Illa e TVS.
In Italia, l’annuncio dell’EPA ha indotto l’associazione dei consumatori Codacons , nel Gennaio del 2006,a chiedere al ministro della Salute di intervenire per tutelare la salute dei cittadini, procedendo al sequestro di 150 milioni di pentole al Teflon.
Il PFOA non è utilizzato solo per la produzione del Teflon. La sostanza infatti si trova in tantissimi altri prodotti:
farmaci
lubrificanti
adesivi
cosmetici
insetticidi
valvole cardiache
scatole per la pizza
buste dei pop-corn per i forni a microonde
Studi su animali hanno dimostrato che il PFOA può essere tossico per alcuni organi come ad esempio il cervello, prostata, fegato, timo e reni. Può portare alla morte cuccioli di ratti esposti al PFOA. Cambiamenti alla ghiandola pituitaria nelle femmine di ratti, a qualsiasi dose. Tale ghiandola controlla la crescita, la riproduzione e molte funzioni metaboliche. Infine, il PFOA è stato associato con tumori in almeno 4 differenti organi.
La stessa 3M ha riscontrato danni al fegato e problemi riproduttivi nei topi esposti ad alti livelli di PFOA. Sotto accusa erano finite le esalazioni chimiche.
Anche la "consumer wathdog organization" EWG (Environmental Working Group) americana ha commissionato una serie di studi sul Teflon. In particolare negli studi riguardanti la resistenza alle alte temperature del Teflon, si è scoperto che ci vogliono dai 2 ai 5 minuti per raggiungere temperature in grado di produrre sostanze tossiche. Già a circa 220°C, infatti, il rivestimento comincia a decomporsi ed a rilasciare tossine nell'aria. Non solo!
A circa 360°C, cioè dopo circa 6 minuti di cottura, le padelle antiaderenti rilasciano almeno 6 gas pericolosi per la salute e per l'ambiente, inclusi 2 carcinogeni. In particolare:
- TFE (tetrafluoroetilene):carcinogeno;
- HFP (hexafluoropropene):tossico;
- TFA (acido trifluoroacetico):composto nocivo, corrosivo e pericoloso per l'ambiente;
- DFA (acido difluoroacetico):tossico;
- MFA (acido monofluoroacetico): per la sua tossicità viene usato come insetticida ed è stato anche proposto nelle guerre chimiche.
- PFOA ( acido perfluorottanoico ):carcinogeno.
A questo punto, nell'attesa della completa eliminazione del Teflon dal mercato, noi consumatori cosa dobbiamo fare? In questa,come in altre circostanze, vale il principio di precauzione. Sicuramente possiamo cercare di eliminare questi oggetti sostituendoli con altri più appropriati e più sicuri ( come ad esempio l'acciao, la porcellana, ecc.). Se proprio non possiamo farne a meno, limitiamone l’uso sostituendo in ogni caso le padelle graffiate o il cui rivestimento sia stato danneggiato per evitare di ingerire particelle di teflon che non viene metabolizzato o eliminato ma, come abbiamo visto, ci espone a seri rischi per la salute nostra e dei nostri cari.
Sono ormai anni che si parla delle possibili interazioni delle onde elettromagnetiche sulle nostre cellule. Eppure l'uso dei telefoni cellulari, del WI_FI e di altri dispositivi simili è in costante crescita. Così come sono in costante crescita gli studi effettuati sulla pericolosità di tali onde, che secondo HENRY LAI dell'Università di Washington-Seattle, sono almeno due o tre mila.
Cerchiamo, allora, di fare un pò di chiarezza in merito.
Iniziamo subito con uno studio del dott. DIRK ADANG presentato il 23 Giugno 2008 presso la "Catholic University of Louvain" (Belgio). Lo studio ha riguardato 124 ratti (teniamo presente che i ratti hanno un materiale genetico per il 90% uguale a quello dell'uomo) sottoposti ad onde elettromagnetiche emesse da cellulari GSM, WI-FI, antenne telefoniche ecc. I risultati di tale studio sono stati preoccupanti: il tasso di mortalità (60%) dei 3 gruppi di ratti esposti alle radiazioni è risultato essere pari al doppio di quello (29%) del "reference group", cioè dei ratti non esposti ad alcun tipo di onda elettromagnetica.
Passiamo ad una notizia tratta dal New Scientis e dal BMC Genomics - 2008.
Alcuni scienziati hanno esposto 10 donne volontarie a radiazioni a 900 megahertz emesse da telefoni GSM per simulare una telefonata di un’ora.
Successivamente hanno monitorizzato 580 differenti proteine nelle cellule della loro pelle e hanno trovato che i "numeri" di 2 proteine erano alterati in tutte le volontarie: in particolare una proteina era aumentata dell’89%, mentre l’altra era diminuita del 32%.
Tale studio mostra in modo inequivocabile che le onde elettromagnetiche provocano dei cambiamenti all’interno delle cellule esposte a tali onde.
Ovviamente, ad oggi , nessuno sa ancora con certezza quali effetti sulla salute provochino questi cambiamenti nelle proteine, cioè qual sia il significato fisiologico di questi cambiamenti.
Andiamo avanti. Dal New York Times del 3 Giugno 2008 apprendiamo che 3 illustri neurologi americani, hanno comunicano ad un giornalista della CNN che essi ogniqualvolta effettuano una telefonata mediante cellulare, si guardano bene dal tenerlo appoggiato all’orecchio, privilegiando invece l'uso del viva-voce! Il dr. Keith Black, dr. Vini Khurana e il dr. Sanjay Gupta hanno affermato, senza alcuna remora, che tenere il cellulare all’orecchio è un’ azione pericolosa.
Ancora più drastico è il dr. Mercola, secondo il quale ci troviamo "sull’orlo di una epidemia di tumori al cervello".Egli stimacirca 1.000.000 di casi entro il 2015 nei soli Stati Uniti.
Senza dimenticare poi gli altri rischi correlati sempre ad un abuso di onde elettromagnetiche: mal di testa, vertigini,morbo di Alzheimer ecc.
Di tale problematica ne ha parlato anche la trasmissione “Report” qualche settimana fa. Per fortuna anche in Italia esiste ancora qualche trasmissione seria che tenta di informare in modo corretto e completo i cittadini. Solo per citare qualcosa in merito alla suddetta trasmissione televisiva, riporto quanto dichiarato da Sir William Stewart, Presidente dell'Agenzia per la Tutela della Salute inglese, Capo dei Consulenti Scientifici di Margaret Tatcher, e poi chiamato dal governo di Tony Blair nel 2000 per esaminare l'impatto sulla salute dei telefoni cellulari e delle antenne. Dopo averne studiato gli effetti per un anno, Stewart non ha potuto escludere la possibilità che le onde elettromagnetiche causino danni alla salute.
Egli dichiara: "Prima di tutto ci potrebbero essere dei disturbi delle funzioni cognitive. Poi ci sono indizi che le radiazioni potrebbero provocare tumori. Terzo, sono state riscontate mutazioni della struttura molecolare della cellula."
Sulla stessa lunghezza d'onda è il dott. GERD OBERFELD di Salisburgo, scienziato governativo presso il Ministero della Sanità che chiede la rimozione del wi-fi dalle scuole austriache. Anche lui ha rilevato effetti nocivi dovuti alle onde elettromagnetiche.
E dichiara: "Se si osservano i dati è possibile avere una visione molto chiara. è come un puzzle e ogni pezzo si adatta perfettamente: dalle interruzioni nella catena del DNA, ai danni al DNA, fino agli studi sugli animali e alle prove epidemiologiche che mostrano per esempio un aumento dei sintomi e un aumento dell'incidenza del cancro."
Ritornando in Italia, abbiamo le dichiarazioni del dott. Marinelli dell’Istituto IGM-CNR (Ist. Di Genetica Molecolare del CNR di Bologna) rilasciate al sito Contributodeisammarinesi.
Nello specifico il dott. Marinelli sostiene che “l’esposizione a campi elettromagnetici di 900 Mhz produce uno sbilanciamento nell’espressione dei geni che controllano la proliferazione delle cellule linfoblastoidi CCRF-CEM” e che “diversi studi hanno dimostrato la maggior suscettibilità dei bambini alle radiazioni (Prof.Hyland) e maggior penetrazione nel cranio dell’energia elettromagnetica del cellulare (Prof. Gandhi)".
Una cosa saggia da fare, a suo dire, sarebbe quindi quella di usare il principio di precauzione nell’esporsi, cioè cercare di sottrarsi alle esposizioni il più possibile. Il cellulare è un prezioso strumento in situazioni di pericolo, e tale deve rimanere; non bisogna assolutamente farlo diventare la normalità, non ha alcun senso utilizzarlo per la normale comunicazione. Il progresso tecnologico non deve trasformarsi in danno per la salute per interessi puramente economici.
“L’emissione elettromagnetica richiede alle cellule un continuo uso di energia per riparare continuamente i danni al funzionamento cellulare, finchè nel lungo periodo le cellule stressate non riescono più a riparare e si ammalano”.
Del resto, i primi dati allarmanti sui campi elettromagnetici, come spiega il dott. Soffritti della Fondazione per la Ricerca sul Cencro “Bernardino Ramazzini”, “si sono avuti già nel 1979 quando 2 ricercatori americani, Wertheimer e Leeper, pubblicarono i risultati di un’indagine epidemiologica che indicava un maggior rischio cancerogeno, e in particolare per leucemia, in bambini residenti in prossimità di installazioni elettriche”.
Da allora una serie di studi epidemiologici si sono susseguiti in tanti altri paesi confermando tutti, o quasi, che l’esposizione a questi campi può determinare un aumento di rischio di leucemia nei bambini e una correlazione con tumori cerebrali e alla mammella.
Come ad esempio uno studio effettuato da ricercatori dell’ospedale di Kharkov, in Ucraina, dal titolo “Effects of high-frequency electromagnetic fields on human EEG: a brain mapping study” secondo il quale le onde ad alta frequenza possono avere effetti sul cervello umano inducendo anomale onde lente nell’elettroencefalogramma. Altro campanello d’allarme arriva da uno studio effettuato dairicercatori dell’Università di Bari dal titolo “Effects on function ho human lymphocytes exposed to electromagnetic fields with a frequency from 1500 to 2000 MHg”. In tal caso i ricercatori hanno irradiato linfociti umani per la durata di variabile di 5 e 10 minuti con frequenze da 1500 a 2000 MHz trovando che alla frequenza di 1800 si assiste ad una significativa riduzione dell’azione antibatterica delle cellule T. Ciò significa che l'esercito a difesa del nostro organismo, cioè i nostri globuli bianchi ci difendono meno, in quanto funzionano meno a causa dell'esposizione a microonde.
L'elenco degli studi effettuati è lungo. Potrei continuare ancora ma non voglio tediarvi ulteriormente. E allora cosa fare?
Diciamo che prevenire è meglio che curare!
Sicuramente evitare di stare troppo tempo al cellulare, privilegiando altri strumenti di comunicazione tipo Skype, Flashphone , Jajah, il telefono fisso ecc. Utilizzare il vivavoce anzicchè gli auricolari in quanto è stato dimostrato che il filo che collega il cellulare all’orecchio, se non è ben schermato, fa da antenna, per cui amplifica il segnale.
Altri utili accorgimenti sono:
- limitare l’esposizione a routers WiFi
- limitare le chiamate in ambienti chiusi, tipo l’auto
- usare il cellulare in ambienti aperti se possibile
- limitarne l’uso da parte dei bambini a causa del sottile spessore della loro scatola cranica
- usare il telefonino solo quando la ricezione è buona: ad una bassa ricezione corrisponde una maggior potenza che il cellulare utilizza per la trasmissione e di conseguenza vi sarà una maggior penetrazione nel corpo delle onde radio.
- ricordarsi sempre che il cellulare, anche se non in uso,emette sempre radiazioni ad intermittenza, quindi tenerlo spento se non strettamente necessario, o comunque tenerlo ad una distanza di circa 15 cm dal corpo.
In Italia l'informazione a mezzo TV e carta stampata è alla deriva! Se consideriamo però l'informazione scientifica allora il problema non si pone proprio: essa semplicemente non esiste! Ciò è ovviamente molto grave! L'informazione, quando è priva di limpidezza, approfondimento, verifica, ricerca e completezza, manca del suo ruolo centrale, cioè quello della salvaguardia sociale. Tale situazione, come è facilmente intuibile, fa comodo ad alcuni soggetti ed è deleteria per altri! Prendiamo ad esempio il caso delle creme solari. Ormai le vacanze sono iniziate e tutte le persone che decidono di trascorrere qualche giorno al mare sanno benissimo che, prima di esporsi al sole, è opportuno acquistare una crema solare per proteggersi dai raggi UVA e UVB, onde evitare seri problemi alla propria pelle e alla propria salute. Ma come fare per scegliere una crema che protegga la pelle dai suddetti raggi e che, allo stesso tempo, non danneggi il consumatore? Per dare una risposta scientifica a questa domanda non ci viene in soccorso la nostra "Stampa" ma l'EWG (Environmental Working Group) americana, una organizzazione no-profit fondata nel 1993 da Ken Cook e Richard Wiles. Facendo una ricerca nel database dell'EWG, cioè all'interno del sito Cosmetics Database, si scopre che nelle creme solari possono essere presenti una serie di ingredienti pericolosi per la nostra salute. Di seguito riporto la lista di alcuni di tali ingredienti:
Benzoic acid
Oxybenzone
Dioxybenzone
Phenylbenzimidazole
Homosalate
Sulisobenzone
Menthyl anthranilate
Trolamine salicyclate
Octocrylene
Padimate
Ad esempio l'Oxybenzone viene riportato con un rischio pari ad 8 su 10 (high hazard). Inoltre, per completezza di informazione, i tecnici dell'EWG riportano anche i links agli studi, pubblicati su Pubmed, effettuati su tali sostanze chimiche. Insomma... basta leggere e verificare l'eventuale presenza di ingredienti pericolosi in ciò che si acquista! Ed evitare di farsi abbindolare dalla pubblicità che, sia la TV che la carta stampata, ogni giorno propongono. Soprattutto quella proveniente dalle "grandi marche", che ogni anno spendono fiumi di denaro in pubblicità. Ed indovinate chi la paga? Ovviamente noi consumatori, in termini di prodotti più cari e spesso meno validi rispetto a quelli di marche meno note e meno pubblicizzate. Ricordatevi sempre che la pubblicità è serva di chi la paga e non di chi la subisce, facendo gli interessi di chi deve vendere e non di chi deve acquistare. Perciò l'unico modo per difendersi è quello di fare sempre scelte consapevoli. Informarsi sempre prima di scegliere. Come? Tramite la rete, cioè Internet!
La pubblicità giornalmente ci bombarda di nuovi ritrovati nel campo della prevenzione/pulizia dentaria: si va dal dentifricio anticarie, a quello sbiancante, da quello che protegge i denti durante il sonno a quello antinvecchiamento per chi ha più di 40 anni! C'è n'è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Nessuno dice però cosa contengono realmente questi dentifrici, né tantomeno si dice che la vera prevenzione per i denti non la fa il dentifricio bensì l'uso accurato dello spazzolino, cioè è l'azione meccanica dello spazzolino che rimuove lo “sporco” tra i denti! Il dentifricio è semplicemente superfluo, serve solo a lasciare un “buon” sapore in bocca... e basta. Se alla base non c'è un buon utilizzo dello spazzolino tutto il resto non serve a nulla. Nelle pubblicità spesso si vedono bellissime ragazze dalla meravigliosa dentatura che muovono lo spazzolino in direzione sinistra-destra; ciò è assolutamente da evitare perché oltre a non essere efficace può produrre danni alle gengive, cioè le recessioni gengivali. I motivi per cui non si devono mai spazzolare i denti con un movimento orizzontale forte e vigoroso sono due. Innanzitutto così facendo la placca batterica non viene ben rimossa ma piuttosto semplicemente trascinata e depositata negli interstizi dentali dove ristagna, favorendo l'insorgere di tartaro e carie. Secondo: le setole dello spazzolino mosse parallelamente alla gengiva non rimuovono la placca sotto il solco gengivale anzi tendono a pressarcela. Inoltre questa azione contribuisce meccanicamente a distaccare la gengiva dai colletti dentali provocando le recessioni gengivali. L'utilizzo corretto dello spazzolino è il seguente: esso va sempre mosso in direzione perpendicolare alla gengiva, e sempre dalla gengiva verso il dente. In altre parole, per pulire i denti superiori il suo movimento deve avvenire verso il basso, non verso l'alto, in modo da penetrare con le setole anche negli interstizi dentali e con una inclinazione di 45 gradi, per rimuovere la placca da sotto il colletto gengivale. Per la parte inferiore della bocca vale esattamente l'opposto, cioè il movimento deve procedere verso l'alto; ovviamente l'operazione va ripetuta sia sulla parte esterna della dentatura che su quella interna. Per quanto riguarda invece la pulizia della parte masticatoria dei denti posteriori, l'ideale é spazzolare queste superfici prima dal dietro verso l'avanti e viceversa e poi, ad operazione conclusa, con il solito movimento laterale per pulire gli interstizi dentali. Ma torniamo agli ingredienti dei dentifrici ed esaminiamo se ce ne sono di rischiosi per la salute. Diciamo subito che alcuni ingredienti sono basilari, cioè presenti in tutti i dentifrici. Essi sono in primis l'acqua. Poi abbiamo generalmente polvere abrasiva silice idrata, sorbitolo (dolcificante "anticarie" ma dagli effetti lassativi), e aromi di vario tipo. Inoltre può essere presente anche la glicerina o tensioattivi. Sin qui tutto ok. Nulla di strano o di sospetto. I problemi possono nascere quando vengono aggiunti conservanti e sostanze biocide cioè sostanze o prodotti chimici capaci di controllare, limitare, respingere o distruggere gli organismi viventi (microrganismi, animali o vegetali) considerati come nocivi, o di opporsi al loro sviluppo. Ma vediamo queste sostanze nocive più da vicino. La prima sostanza da verificare negli ingredienti è la imidazolidinyl urea, vale a dire un conservante in grado di liberarei formaldeide, sostanza che la Iarc, cioè l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Oms, e l'Unione europea classificano come cancerogena, mutagena e tossica per la riproduzione. Ovviamente se assunta quotidianamente e a piccole dosi, non provoca effetti immediati, ma di certo non è proprio quello che desidereremmo mettere in bocca. Altri tipi di conservanti che è possibile trovare nei dentifrici sono i parabeni, cioè composti che dal punto di vista chimico raggruppano gli esteri dell’acido para-idrossi-benzoico, ovvero: -metil parabene; -etil parabene; -propil parabene; -butil parabene. Nel giugno 2004 l’Afssaps, in collaborazione con l’Afssa (Agenzia di Sicurezza Sanitaria dell’Alimentazione) e l’InVS (Istituto di Vigilanza Sanitaria), ha organizzato una commissione di esperti con lo scopo di valutare la sicurezza d’uso di queste sostanze. Ad oggi, dunque, non è possibile caratterizzare e quantificare il rischio, in particolare cancerogeno, che potrebbe essere associato all’alterazione endocrina indotta da questi composti. Ragion per cui meglio evitare di assumerli! Altro conservante da evitare: il nitrato di potassio, già molto presente negli alimenti e nell'acqua. Questo composto azotato risulta convertibile in nitrito già a livello della bocca per azione delle ghiandole salivari. Tali nitriti, a loro volta, trovano le condizioni ottimali per produrre N-nitrosammine all'interno dello stomaco . Il problema di tali sostanze è che sono provatamente cancerogene. Alla lista delle sostanze da evitare si aggiungono il triclosan la clorexidina, Peg e il polyethilene. Il triclosan è un antibatterico impiegato in saponi e detersivi. A carico di questa sostanza non mancano le critiche visto che ha la tendenza ad accumularsi nei tessuti grassi. Inoltre, basta sapere che la sua struttura chimica è simile a quella della diossina, ed è forse questo fatto ad aver stimolato i primi studi sulla sua potenziale tossicità. Infine ricordiamo che nella mitica Svezia, il Ministero della Sanità ne sconsiglia l'uso in seguito ad uno studio dell’Università di Stoccolma. Fate un po' voi! La Clorexidina, invece, è un antisettico che va usato con moderazione. Già presente nei colluttori è prescritto per non più di 7-10 giorni. Il motivo è che può provocare una eccessiva sensibilità ai denti. I Peg, sostanze sintetiche, hanno la capacità di rendere la pelle più esposta a eventuali sostanze nocive. Infine, tra le sostanze poco gradite è possibile incontrare il polythilene utilizzato come filmante. La sostanza, normalmente utilizzata per realizzare bottiglie e sacchetti di plastica, non crea problemi, ma non è proprio il massimo per chi aspira a una igiene orale più naturale possibile. Infine c'è il Fluoro. Ci hanno sempre detto: “il fluoro fa bene, è un elemento essenziale che serve a prevenire la carie sia durante lo sviluppo dei denti che dopo ...” ecc. Io non la penso proprio così, e a chi volesse approfondire l'argomento consiglio la lettura del libro di Lorenzo Acerra: “Fluoro: pericolo per i denti, veleno per l'organismo.” Leggetelo e poi decidete voi!