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venerdì 27 febbraio 2009

Nucleare...è un problema di miopia o di stupidità?



Riporto, di seguito, una lettera scritta dal grande Dr. Stefano Montanari ed indirizzata al nostro Presidente del Consiglio:

"Egregio sig. Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana,

geograficamente altrove e culturalmente in altri contesti, Lei e il Suo nuovo amichetto francese vi sareste incontrati in qualche bar o, magari, in qualche salotto rigorosamente maschile per raccontarvi a voce più alta che si può le rispettive prodezze amorose per le quali andate ambedue giustamente famosi.

Ora, cancellata ogni traccia di dignità e di senso del ridicolo, in questa congiuntura storica dove il glamour e il grottesco in macedonia si sono guadagnati il posto da primato, è una sede istituzionale ad ospitarvi. E ad ospitarvi per fare business. Business a spese nostre, degl’italiani, intendo, efficacemente anestetizzati da anni di trattamento condotto da tutta la squadra, non importa la casacca occasionalmente indossata, di questa sorta di manicomio criminale che è diventata la nostra penisola. Business a vantaggio dei francesi che, senza i denari dei contribuenti italiani, non potrebbero tenere in piedi una baracca come quella del nucleare.

Non so quanto Le interessi, caro Presidente eletto da un parlamento anticostituzionale e, dunque, illegittimo, ma i risultati del referendum del 1987 (62% contro la Sua scelta, se la memoria mi sorregge) hanno vigore legale e, per questo, Lei ha infranto la legge alla stregua di qualunque delinquente. O di qualunque golpista,se la cosa Le appare meno ignobile e, chissà, addirittura ammantata di un alone romantico. Comunque sia, il fatto è che Lei sta tradendo il mandato del popolo che così sconsideratamente guida. E guida senza patente, proprio perché nessuno Le ha dato mandato di guidarlo, stante l’anticostituzionalità con cui si sono svolte le ultime elezioni-farsa. E guida senza tema d’incorrere in punizioni grazie alla cortesia di un presidente della repubblica che ha scelto questo modo per passare alla storia.

Credo sia inutile ricordarle l’idiozia di cercare energia in una fonte ovviamente in via d’esaurimento, ricordarle i costi della costruzione delle centrali, ricordarle i costi ancora maggiori per l’inevitabile smantellamento e ricordarle i costi per il trattamento delle scorie, un trattamento che, come ha più volte sottolineato quel rompiscatole del Premio Nobel Carlo Rubbia, semplicemente non esiste (vedi il dramma della montagna nello stato del Nevada imbottita di uranio ormai inservibile ma ancora radioattivo e, per di più, in continuo riscaldamento). Quindi, ciò che si prospetta al ronfante popolo italiano è una sequela di vacche magre non dei biblici sette anni ma degli altrettanto biblici settanta volte sette. E le malattie? Non si preoccupi: il professor Veronesi ci ha ormai addestrati a dovere.

Stamattina ho sentito alla radio di regime Gianfranco Fini gridare il suo pentimento riguardo l’antica convinzione antinuclearista, ma ieri sera, alla stessa radio, un tale (non ricordo il nome, ma i nomi degli attori contano poco rispetto a quello dei personaggi che interpretano) rassicurare i pazienti: metteremo le scorie in sicurezza. E noi andremo sulla Luna in bicicletta: stessa validità di ragionamento. Diteci come le metterete in sicurezza queste scorie e noi vi diremo come si fa ad andare in bicicletta sulla Luna. È vero che la maggior parte della mandria bovina è disposta a prestare fede alle bizzarre fantasie d’individui come l’ormai mitico professor Franco Battaglia dell’altrettanto mitica Università di Modena e Reggio Emilia, ma anche in Italia resta qualcuno che non ha ancora incenerito il cervello. Dunque, illustrate pubblicamente come tratterete le scorie e aspettatevi domande cui avrete l’obbligo di rispondere nel rispetto della scienza e senza ricorrere alle solite alchimie deliranti, per quanto oggettivamente efficaci dal vostro punto di vista.

A noi che non abbiamo reagito come Lei desiderava all’anestesia non resta che una speranza. Non avendo disponibile un’opposizione, troppo impegnata nel suo processo di suicidio al rallentatore per putrefazione, possiamo solo contare sulla tradizionale inefficienza italica. Inizieremo a discutere dove fare le centrali; avremo manifestazioni di centoventitre volonterosi che faranno lo sciopero della fame; decideremo con la violenza dove erigere quei lussuosissimi monumenti funebri; indiremo le gare d’appalto dopo averle accuratamente truccate; le ditte escluse porteranno in tribunale un po’ di gente; daremo il via ai lavori; li sospenderemo dopo un anno perché i costi, visti i ritardi, saranno aumentati e bisognerà fare delle revisioni. Intanto l’uranio 235 (che noi non abbiamo, alla faccia dell’indipendenza energetica) avrà raggiunto prezzi da capogiro perché sarà diventato rarissimo Ricordo a Lei e per i distratti che l’uranio costava 7 dollari la libbra nel 2001 e nel 2007 chi ne desiderava sempre una libbra di dollari ne sborsava 135. Ora, caro Presidente del Consiglio, Lei è un uomo d’affari e sa che se la domanda cresce e l’offerta cala, i prezzi vanno su. E, se lo sa Lei, è quello che qualunque italiano sa, appena appena sia sveglio.

Ma i costi dell’uranio incidono poco su quelli della follia nucleare presa in toto. I costi insostenibili sono altri e nessuno vuole calcolarli. Sicurezza? Scorie? Ambiente? Salute? E a noi che c’importa?

Che cosa si farà da subito? Beh, è naturale: si stanzieranno i soldi (i nostri) per istituire commissioni di studio che dovranno avere la consistenza scientifica che hanno quelle del Progetto Moniter della regione Emilia Romagna. E si faranno trovare sotto l’albero di Natale (da noi quel Natale dura dodici mesi l’anno) tanti bei quattrini a parenti, amici e professori con le brache in mano.

Il risultato? Quello sperato, e con fondatezza stante l’antica esperienza, è che il tutto si sarà risolto in una delle tante rapine, magari stavolta un po’ più costosa del solito, e basta. Personalmente ho molti dubbi che le centrali nuove entreranno davvero in funzione. Se non altro perché di uranio 235 non ce ne sarà più (è lo 0,3% dell’uranio totale).

Nel frattempo, egregio signor Presidente, per mostrarci la Sua pur notissima buona fede, potrebbe dare il buon esempio: proponga Arcore come sede di una centrale, la più grossa, e la Sua villa in Sardegna come discarica per le scorie. Vedrà che Cappellacci Le darà una mano."

P.S. Per favore, Presidente, dia un’occhiata a questi tre video e risponda, magari aiutato dei Suoi luminari:http://www.unonotizie.it/3987-italia-lo-scienziato-gianni-mattioli-ecco-perche-bisogna-dire-no-al-pericoloso-nucleare.php
http://www.dani2989.com/matiere1/uraniumprezzo.htm

lunedì 2 febbraio 2009

RIFLESSIONI SUL CASO DE MAGISTRIS E SULLA COSIDDETTA “GUERRA TRA PROCURE”. Parte 2




Parte 1.

Ma cerchiamo di approfondire un po' il discorso.


Come sappiamo, la nostra Costituzione, all'art.3, ci dice che la legge è uguale per tutti. Ed invece, i magistrati di Catanzaro non si ritengono cittadini come tutti gli altri e, dunque, si rifiutano di rispettare un provvedimento adottato dall’autorità giudiziaria competente e reagiscono con modalità che lasciano stupefatti, cioè reagiscono con un controsequestro, provvedimento illegittimo e abnorme sotto diversi profili. Basta dire, infatti, che esso è stato adottato da magistrati (quelli di Catanzaro) che versavano in condizioni di incompetenza funzionale, di incompetenza territoriale (ai sensi dell’art. 11 c.p.p., è, infatti, competente la Procura della Repubblica di Napoli) e di obbligo di astensione (se sei indagato non puoi a tua volta indagare, devi semplicemente astenerti!).

I media, ovviamente, si son ben guardati dal cercare di spiegare ai cittadini cosa stesse effettivamente accadendo. Ed infatti hanno parlato semplicemente di “guerra fra procure”, di scontro tra magistrati.

Quinta domanda. Ma perchè si parla di scontro tra procure se c'è una procura, quella di Salerno, che legittimamente va a prendersi le carte e a fare le perquisizioni, in quanto per legge è competente su Catanzaro, e c'è, invece, un'altra procura, quella di Catanzaro, che fa una cosa che non potrebbe assolutamente fare, e cioè effettuare un controsequestro?

Gli eventuali reati commessi dalla procura di Salerno li valuta la procura di Napoli, quindi se Catanzaro voleva denunciare dei reati commessi da Salerno, non doveva far altro che un esposto a Napoli e non un controsequestro!
Quindi non c'è stata alcuna guerra fra due procure: c'è stato da una parte un atto legittimo e doveroso, quello della procura di Salerno, e dall'altra, una risposta con atti abusivi e abnormi.

La “guerra tra procure” sembrerebbe quindi un mero slogan funzionale a quel potere politico che vuole “riformare” la giustizia e, magari, convincere l’opinione pubblica che tutto questo è giusto.

Sesta domanda. Perchè il decreto di perquisizione della Procura di Salerno fa insorgere tutti i poteri forti , dall’Associazione Nazionale Magistrati al Presidente della Repubblica al Ministro della Giustizia Alfano, che dichiarano scorretta quest’azione?

Il ministro Alfano, addirittura, vuole trasferire i pm Apicella, Nuzzi e Verasani per “assoluta spregiudicatezza”, “mancanza di equilibrio”, “atti abnormi nell’ottica di un’acritica difesa di De Magistris e con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.

Settima domanda. Ma quali sono gli atti illegali commessi dai magistrati di Salerno. Cioè cosa hanno commesso di illegale tali magistrati?

A tal proposito Marco Travaglio dice: “Per la prima volta nella storia repubblicana, e pure monarchica, un ministro chiede di punire dei magistrati perché il contenuto delle loro indagini non gli garba”.

Una richiesta, quella del ministro, del tutto illegittima, ma non a tal punto da essere respinta dall’organo di autogoverno della magistratura cioè il CSM. Quest'ultimo, infatti, invece di dimostrare di essere super partes, di essere autonomo rispetto al potere esecutivo, agisce supinamente, chinando il capo ed eseguendo le richieste avanzate dal super ministro della giustizia. Non solo.

Anche l’ANM, cioè l'Associazione Nazionale Magistrati, anzicchè scendere in campo in favore dei magistrati di Salerno, non fa altro che dichiararsi “soddisfatta”. Forse fa bene, quindi, De Magistris a parla di “mafia istituzionale”, scrivendo di come si stanno consolidando “nuove forme di 'eliminazione' di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere”.

Fino al 1992, infatti, quando i magistrati con le loro indagini toccavano interessi o persone troppo in alto venivano assassinati, trucidati, fatti saltare in aria col tritolo. Ora c'è stata una evoluzione: si preferisce rinunciare al sangue, limitandosi a trasferirli o ad impedirgli di svolgere le proprie indagini, cioè di fare il proprio dovere.

Eppure la prassi da seguire in questi casi è semplice: se ai magistrati di Catanzaro non piaceva quanto hanno scritto i loro colleghi di Salerno, competenti ad indagare su Catanzaro, non dovevano far altro che rivolgersi al Tribunale del Riesame di Salerno (cosa che poi alcuni imputati hanno fatto) per chiedere l'annullamento del decreto di perquisizione e sequestro.
Se poi ritenevano che i colleghi di Salerno avessero commesso dei reati in quella vicenda, bastava fare un esposto o una denuncia alla procura di Napoli competente per giudicare i magistrati di Salerno.
Se poi ritenevano che i magistrati di Salerno avessero commesso delle
colpe deontologiche, bastava rivolgersi all'ispettorato del ministero o alla procura generale della Cassazione che sono titolari dell'azione disciplinare.

Invece cosa succede? Poiché al ministro non piace ciò che hanno scritto i magistrati di Salerno chiede al Consiglio Superiore della Magistratura di cacciare dalla magistratura il procuratore capo di Salerno.
Cioè il ministro pensa di poter sindacare il contenuto di un atto invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti. Alla faccia dello
stato di diritto e della separazione dei poteri!

Quando i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario non sono più distinti, ad essere in pericolo è la democrazia stessa. Ed è proprio quello che sta accadendo in Italia! Purtroppo nell'indifferenza del popolo ormai assuefatto allo scandalo!

Come dicevo poco sopra alcuni imputati, a cominciare dall'ex procuratore di Catanzaro Lombardi, hanno intrapreso una delle vie percorribili per legge, cioè hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l'annullamento del decreto di perquisizione.
Ebbene, venerdì
9 gennaio il Tribunale del Riesame di Salerno, in un clima tutt'altro che sereno, (un clima ove il Capo dello Stato, il CSM, il governo, l'opposizione (tranne Di Pietro), l'ANM, tutta la stampa di destra e di sinistra, le TV a reti unificate, dicono che Salerno ha torto) ha respinto i ricorsi dei quattro indagati ed ha dichiarato dunque fondato e legittimo il provvedimento di perquisizione e sequestro.

Ottava domanda. Perchè i 3 magistrati di Salerno vengono comunque trascinati davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per essere puniti, a causa di quello stesso provvedimento che il Tribunale del Riesame ha trovato impeccabile, respingendo tutti i ricorsi?

Mistero!
Ed arriviamo al
19 gennaio! Giorno in cui è stata scritta una delle pagine più buie della storia della magistratura italiana.
Giorno in cui i
Sostituti Procuratore Nuzzi e Verasani vengono trasferiti e il Procuratore Della Repubblica di Salerno Apicella viene addirittura sospeso dallo stipendio (misura che una volta si comminava per condotte gravissime, come ipotesi di corruzione o simili, e non per provvedimenti , come invece è successo in questo caso!) perché hanno scritto un provvedimento giudiziario che non è piaciuto al potere! Questo nonostante la sentenza del Tribunale del riesame. Scandaloso!

Nona domanda. Come può, quanto accaduto, essere ritenuto compatibile con gli articoli 101i giudici sono soggetti soltanto alla legge») e 107 («i magistrati sono inamovibili») della Costituzione?

Tale scandalo è, ovviamente, monito per tutti i magistrati che vogliono continuare ad essere liberi, per tutti coloro che credono nell’articolo 3 della Costituzione che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Davanti a questa vergogna non si può stare a guardare, non si può abbassare la testa. E' dovere di tutta la società civile difendere i magistrati come De Magistris, Apicella, Nuzzi, Verasani, Forleo, nonché giornalisti come Carlo Vulpio, sollevato dall’incarico di seguire come cronista gli eventi intorno al caso De Magistris dal suo direttore, Paolo Mieli. Forse perchè sapeva e scriveva troppo! E' fondamentale per la nostra democrazia e per il nostro futuro!

Del resto il ministro Rotondi era stato chiaro con riferimento ai pubblici ministeri: «colpirne uno per educarne cento»! Peccato che a venir colpiti siano solo i magistrati scomodi ai potenti!

domenica 1 febbraio 2009

RIFLESSIONI SUL CASO DE MAGISTRIS E SULLA COSIDDETTA “GUERRA TRA PROCURE”. Parte 1



Gli interrogativi su questa vicenda sono tanti, anzi tantissimi. Ma anche i punti fermi sono tanti, anzi tantissimi!

Ma andiamo con ordine.

De Magistris, PM senza macchia presso la procura di Catanzaro, si stava occupando di 3 indagini:

L'indagine “Poseidone, riguardante i depuratori che si dovevano costruire in Calabria, finanziati dall'Unione Europea con circa 800 milioni di euro ma mai costruiti.
L'indagine “Toghe lucane,” riguardante i comitati d'affari che collegano magistrati della Basilicata, sui quali è competente ad indagare Catanzaro e proprio per questo se ne stava occupando De Magistris.
L'indagine “Why Not,” riguardante un comitato d’affari composto da politici, imprenditori e funzionari delle istituzioni che avrebbero gestito illegalmente finanziamenti comunitari e statali, vale a dire milioni di euro di soldi pubblici, cioè di noi cittadini, frodati allo stato italiano da rappresentanti delle istituzioni italiane , in pratica una sorta di “Mani Pulite 2”.

Diciamo quindi che De Magistris stava indagando su cose molto, ma molto delicate! Cose che scottano!

Ed infatti, ben presto gli vengono tolte tutte e tre le indagini.

L'indagine “Poseidone “ sui depuratori, gli viene tolta dal suo capo, non appena De Magistris indaga l'On. Pittelli di Forza Italia.

Prima domanda. Possibile che il procuratore capo tolga a De Magistris l'indagine non appena osa indagare Pittelli che è socio del figlio della sua convivente?

L'indagine “Why not”, dove sono indagati una serie di politici, imprenditori ecc., gli viene tolta dal procuratore generale Dolcino Favi non appena viene indagato l'allora ministro della giustizia Mastella.

Seconda domanda. Come mai non si consente a De Magistris di andare avanti con l'indagine?Cosa ha fatto di tanto grave da meritarsi l'avocazione dell'indagine?

Infine, l'indagine “Toghe lucane” sul malaffare politico-affaristico-giudiziario in Basilicata, dirompente anche questa perché è un'indagine che coinvolge addirittura un ex big del CSM, cioè l'On. Bucicco, sindaco di Matera nonché avvocato e parlamentare di AN.
In tal caso De Magistris riesce quasi a finirla l'indagine, ma viene fisicamente cacciato da Catanzaro un attimo prima che lui sia riuscito a scrivere le richieste di rinvio a giudizio.

Terza domanda. Come mai questo tempismo perfetto? Non si poteva far concludere definitivamente l'indagine a De Magistris, in modo da raccogliere i “frutti” del suo lungo lavoro?

De Magistris, quindi, è un magistrato scomodo, ed infatti il CSM, pressato dal Parlamento, nel settembre 2007 ne dispone la richiesta di trasferimento. A gennaio 2008 si completa l'opera con il trasferimento di De Magistris e l’impedimento di esercitare ancora la funzione di Pubblico Ministero. L’autonomia della Magistratura, sancita dalla Costituzione italiana, è distrutta. La sua nuova sede sarà Napoli, non più con funzione requirente bensì con funzione giudicante.
Nel frattempo decine di suoi inquisiti, di suoi superiori o colleghi denunciano De Magistris presso la
procura di Salerno, competente per legge su quella di Catanzaro, per enormi nefandezze da lui commesse durante i tre anni di procura a Catanzaro, in particolare in merito alle tre indagini esposte. Anche De Magistris, però, si reca a Salerno per fare delle denunce. In particolare denuncia, a sua volta, i suoi superiori, alcuni suoi imputati, avvocati, giornalisti ecc. che, secondo lui, lo avrebbero screditato, calunniato, isolato ed espropriato delle sue inchieste. Insomma, avrebbero creato i presupposti per levare prima le inchieste e poi lui. A questo punto, ricevute tutte queste denunce di De Magistris e contro De Magistris, poiché per legge esiste l'obbligatorietà dell'azione penale, i magistrati di Salerno non possono fare altro che incominciare subito ad indagare, ad approfondire tali denunce per vedere quali sono fondate e quali no.

Se ne occupano i pubblici ministeri Gabriella Nuzzi e Dionigi Verasani ed il loro capo Luigi Apicella.

Dopo mesi di indagine, i magistrati di Salerno scoprono che le denunce contro De Magistris si sono rivelate totalmente infondate, e cioè che De Magistris non ha commesso alcuna scorrettezza, anzi dicono: "le indagini di De Magistris sono corrette, non emergono reati a carico di De Magistris" e quindi tutte le denunce che sono state presentate contro di lui saranno archiviate.

Riguardo invece all'ipotesi d'accusa presentata da De Magistris, i magistrati di Salerno, per poterne verificare la fondatezza, richiedono ai colleghi di Catanzaro la copia degli atti dell'indagine Why Not sulla quale si stava, appunto, indagando per verificarne l'eventuale insabbiamento.
Per ben 7 volte nell'arco di mesi la procura di Salerno chiede questa copia degli atti alla procura di Catanzaro. Ma quest'ultima rifiuta illegalmente ( non si può rifiutare di esibire un atto che un magistrato competente richiede) a quella di Salerno l'invio delle copie di questa indagine.

A questo punto Salerno non può far altro che andarsele a prendere a Catanzaro. Ed infatti emette un decreto di perquisizione e sequestro ed il 2 dicembre 2008 lo fa eseguire.

Questo decreto, a differenza di quanto i media hanno tentato di farci credere, è del tutto legittimo, infatti tale è stato ritenuto dal competente Tribunale del riesame che, il 9 gennaio scorso, lo ha confermato.

Quarta domanda. Perchè tale notizie, cioè tale conferma del Tribunale del riesame non è stata riportata da nessun telegiornale e da nessun giornale?

Continua.

venerdì 19 dicembre 2008

La lezione della crisi economica. Parte 1


Siamo in piena crisi. Non solo finanziaria come all'inizio si pensava, ma anche e soprattutto economica!
I danni della crisi sono sotto gli occhi di tutti, ma, come da ogni cosa, anche dalle crisi bisogna cercare di trarne qualche insegnamento, qualche lezione.
La prima lezione che ho appreso da questa crisi è che i grandi "esperti" di economia che i media ci propinano, sono tutt'altro che guru. Quindi, mai fidarsi dei sedicenti guru!
Invece, i cosiddetti gufi, catastrofisti ecc., quasi sempre oscurati, messi da parte, censurati, sono spesso coloro che dimostrano di avere una migliore capacità di previsione dei mercati, in grado di prevedere ciò che dovevano prevedere i sedicenti esperti, super pagati e riveriti. Secondo questi ultimi, infatti,la crisi doveva essere già passata da un pezzo. A loro dire i prezzi segnati dalle azioni questa scorsa primavera/estate rappresentavano una formidabile occasione d’acquisto.

Ma conosciamoli più da vicino i nostri "esperti":

Keith Wade, capoeconomista di Schroders (Gennaio 2008): “La liquidità fornita dalla Fed, combinata a una maggiore trasparenza sui mercati dei prestiti interbancari, dovrebbe stimolare una ripresa nel corso del 2008”.

Henry Paulson, ministro Usa del Tesoro (Maggio 2008): “Il peggio potrebbe essere passato. Siamo più vicini alla fine che al principio della crisi finanziaria. È indubbio che oggi la situazione sia migliore, molto migliore che a marzo”.

Alessandro Profumo amministratore delegato di Unicredit (Maggio 2008): “il peggio è alle spalle La banca è solida, non ci sarà alcun aumento di capitale”.
Dico solo che a maggio, le azioni di Unicredit valevano più di 4 euro. Oggi siamo "solo" sotto i 2 euro! Complimenti per "il peggio è alle spalle"!

Pietro Cirenei, direttore generale di Bipiemme Gestioni (Giugno 2008): “E’ ora di tornare a Wall Street”.

Dominique Strauss Kahn, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) (Giugno 2008): “Il peggio è probabilmente alle spalle”.

Pietro Giuliani, amministratore delegato di Azimut (Luglio 2008) “Mi riempirei di azioni al 100%. So bene che lo scivolo non è finito. I mercati potrebbero perdere un altro 10 per cento. E la dico anche più grossa: andrei anche a leva,utilizzando i derivati per superare il limite del 100 per cento. Perché a questi prezzi in Borsa non compreremo più per parecchi anni”.

Rick Wagoner, amministratore delegato di General Motors (Agosto 2008) “Per General Motors il peggio dovrebbe essere ormai passato”.

Federico Mobili, gestore azionario di Bnp Paribas Am (Settembre 2008) :“Per il momento penso che sia più realistico ipotizzare un rialzo dell’ indice di circa il 7% entro la fine del 2008, ma anche noi siamo convinti che sia giunto il momento di impegnarsi di più sul mercato statunitense rispetto alle borse europee”.

Senza contare, ovviamente, le quotidiane rassicurazioni dei nostri politici. Una su tutte; mentre i mercati affondavano a più non posso Silvio Berlusconi al Tg5 del 29 settembre 2008 affermava: “Sono sereno come, immagino, la gran parte degli italiani”!
Lui sì che era ed è sereno...ma gli italiani non credo che la pensano come lui!

Continua.

giovedì 23 ottobre 2008

Risolvere la crisi economica con la rottamazione: pura UTOPIA!



Riporto di seguito un bellissimo articolo pubblicato su scienzaesalute.

"Un Paese da rottamare. La crisi economica ci strozza e non si fa attendere la geniale proposta del Ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola che ha presentato il nuovo piano di Governo per evitare il crollo delle imprese italiane: via alla rottamazione. Non solo auto, la novità sono gli elettrodomestici, finanziati attraverso il denaro dei contribuenti, che rappresenteranno secondo le parole di Scajola la parte più significativa delle “nuove” misure volte a sostenere lo sviluppo industriale nel nostro Paese.

Ma quali risultati si aspettano? Bisogna dire a Scajola che l'italiano medio non cambia auto ogni anno, anzi il trend è cercare di usarla sempre meno. E poi c'è da considerare l'inquinamento che si produce: "qualunque sia l'oggetto della rottamazione, essa si manifesta nell'anticipare innaturalmente la morte di un prodotto in modo da consentire alle aziende di venderne uno nuovo" commenta Rosario Mastrosimone del blog Sostenibile "con la rottamazione si favorisce la trasformazione di prodotti ancora funzionanti in spazzatura, favorendo al contempo un'illusoria crescita economica creata dopando la domanda di prodotti, ma destinata a spegnersi in poco tempo".

Ma a chi serve rottamare? All'industria dell'auto ma certo non all'ecologia.
Negli ultimi anni i vari governi che si sono succeduti hanno rottamato di tutto: la cultura, la giustizia, l’ambiente, i frigoriferi, le auto, i lavoratori, il buonsenso, le pensioni, i risparmi, la scuola, la sanità, perfino la speranza, riflette Marco Cedolin sul blog Il Corrosivo.

Una proposta bocciata dalla Blogosfera: nei molti commenti si sostiene che neppure la rottamazione sarà in grado di tenere in vita artificialmente dei settori come quello automobilistico e quello degli elettrodomestici che in tutto l'occidente stanno andando per forza di cose incontro ad un notevolissimo ridimensionamento dopo avere saturato il mercato oltre ogni limite.

Non siamo più alla fine degli anni '50, ai bei tempi del miracolo economico. In un Paese dove il divario tra ricchi e poveri diventa sempre più profondo, stando ai dati Ocse, la rottamazione è il piano anticrisi per rilanciare l'economia? "Un incentivo per le trasformazioni a GPL, metano o addirittura elettriche sarebbe almeno stato una novità", commenta Debora Billi del blog Petrolio, ma sembra che una peculiarità squisitamente italiana sia l'essere in ritardo. Dai mezzi pubblici agli impegni presi è tutto in ritardo. Un ritardo culturale, scrive Mario Delfino sul blog Parole Verdi, visto che ancora non si è capito che la tutela ambientale non costituisce un vincolo ma un'opportunità."

Che dire...siamo in buone mani!

Bruce E. Levine, autore di "Surviving America's Depression Epidemic: How to Find Morale, Energy, and Community in a World Gone Crazy" (Chelsea Green Publishing, 2007) scrive: "Sarebbe molto più facile uscire dall’ondata di depressione a cui stiamo assistendo se non avessimo paura di ammettere che la nostra società di consumi ci rende infelici"

domenica 19 ottobre 2008

Morire a norma di legge


Ieri sera sono stato a Pomezia (RM) a sentire una conferenza sugli inceneritori e sulle nanoparticelle. Ovviamente relatore delle serata è stato il Dr. Stefano MONTANARI, uno dei maggiori esperti di nanopatologie insieme alla moglie Dott.ssa Antonietta M. Gatti.
E' stata veramente una serata interessantissima ed utilissima per tutti i partecipanti, i quali hanno finalmente potuto capire cosa sono gli inceneritori, se sono utili a qualcosa, se fanno male alla salute e a chi fanno "comodo" e perchè!
Inoltre ho avuto modo anche di acquistare il suo libro "Il girone delle polveri" che mi son fatto rigorosamente autografare, dovo avergli stretto la mano ed avergli esternato la mia profonda stima.
E' un libro eccezionale...che si legge in una nottata!
Il ricavato delle vendite dei suoi libri verra' utilizzato dal suo laboratorio per continuare ad effettuare ricerche sulle nanopatologie. La ricerca costa moltissimo ed in Italia o ci si arrangia, o si va a fare ricerca all'estero oppure si cambia lavoro.
Basta riflettere su quel che fanno i nostri cari politici, e nello specifico il nostro ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo. Il nostro ministro, anzicche' documentarsi sugli immensi danni alla salute provocati dagli inceneritori, si preoccupa di presentare un emendamento alla Finanziaria sugli incentivi Cip6 agli impianti cosiddetti di termovalorizzazione
( termine che non esiste, è semplicemente un'invenzione dei nostri politici per farci digerire meglio gli inceneritori ) dei rifiuti in deroga alla direttiva comunitaria 77/2001! Il ministro Prestigiacomo dovrebbe ricordare che lei è il ministro dell'ambiente, cioè deve essere pro ambiente e non contro l'ambiente, e quindi i famosi incentivi Cip6 devono essere destinati alle fonti rinnovabili e non ai "cancrovalorizzatori" o inceneritori che dir si voglia!L'ennesima truffa, quindi, ai danni dei cittadini e dell'ambiente e quindi della salute di tutti noi!
Invito tutti a partecipare ad una delle tante conferenze che il Dr. Montanari terrà nelle varie città d'Italia: ne vale veramente la pena!
Nel filmato che ho inserito in questo post potete guardare un estratto della conferenza che il professore a tenuto settimane fa in quel di Marano (NA).
Francesco BACONE, filosofo e saggista inglese del '600 diceva: "alla Natura si comanda solo ubbidendole"!

giovedì 9 ottobre 2008

Costituzione calpestata


Il cosiddetto Lodo Alfano è incostituzionale!
Esso, secondo il PM De Pasquale viola ben 4 articoli della Costituzione.
Si tratta degli articoli 3, 112, 136, 138.
Bel lavoro. Con una legge ordinaria son riusciti a violare ben 4 articoli della costituzione! Complimenti.
A questo punto la domanda nasce spontanea. O trattasi di ignoranza pura, oppure c'è dell'altro.
Il Lodo Alfano non può trasformare la nostra carta costituzionale in carta straccia. E questo non è solo il parere di De Pasquale. Tantissimi altri costituzionalisti la pensano come lui. A cominciare dal grande Franco Cordero.
Questo è un classico esempio di come la democrazia possa essere svuotata di senso mediante una semplice legge ordinaria che calpesta il sacro principio di uguaglianza.
Una legge fatta, tra l'altro, da un ex piduista!
Ovviamente i media non fanno nulla per cercare di far capire qualcosa ai cittadini. Ci reputano del tutto privi di cervello!
Invito tutti a documentarsi, a cercare di capire, a non farsi prendere in giro, a ragionare con la propria testa e non con quella delle marionette che si vedono giornalmente in TV!
Per chi lo ha già fatto, credo che una delle azioni da compiere per riprenderci la nostra Costituzione sia quella di firmare la proposta di Referendum contro il Lodo Alfano!

mercoledì 10 settembre 2008

Emergenza Rifiuti finata?


Ma l'emergenza rifiuti non era finita?
Il nostro Premier Silvio Berlusconi, con tutti i suoi giornali e le sue TV, non ci aveva raccontato che l'emergenza rifiuti era finita? A me sembra di ricordare così... ma a vedere il filmato di "QuiNapoliLibera" sembra proprio che il nostro caro Premier ne abbia detta un'altra delle sue! Per lui è sempre facile raccontare balle agli italiani, visto che gli basta chiudere i rubinetti dell'informazione e tutto, come per magia, sparisce! Anche i rifiuti spariscono!
Non si vedono più in TV e quindi gli italiani pensano che sia tutto finito! Niente più rifiuti, soltanto rose e ciclamini! Che belle favole.
Fortuna che esistono persone serie come "QuiNapoliLibera" che ha provveduto a filmare quel che è la situazione reale e cioè i rifiuti che ancora incorniciano le strade del suo comune!
Non sono, dunque, spariti i rifiuti, ma soltanto i giornalisti e le telecamere!
La disinformazione, purtroppo, in questo Paese regna sempre sovrana!

giovedì 28 agosto 2008

L'illusione del "Prodotto Interno Lordo"



Uno dei miti oggi più in voga e più discussi, che costituisce background comune a tutti i partiti politici sia di destra che di sinistra, è quello della crescita, del PIL (prodotto interno lordo) che deve necessariamente crescere di anno in anno, pena le sorti dell’intero Paese di riferimento.

A tale mito è giocoforza connessa l’idea di uno sviluppo illimitato, uno “sviluppo” industriale per gran parte dissennato, radicatosi profondamente in un sistema di corruzione e malaffare generalizzato che affligge ormai cronicamente il nostro paese con conseguenze disastrose sulla qualità della vita e della salute di noi cittadini. L’unico scopo della politica e dell’economia è quello della massimizzazione morbosa della produzione e dei profitti come se la terra che ci ha ospitato, che ci ospita e che ci ospiterà non si sa ancora per quanto tempo, sia solo un qualcosa da sfruttare e piegare ai propri fini, costi quel che costi e a scapito di tutti e di tutto.

Sicuramente è da riconoscere che il concentrare tutti gli sforzi e le risorse sulla crescita economica e quindi sulla produttività e sui consumi, ha prodotto sinora, in una parte del globo, una certa ricchezza materiale. Ma per quanto tempo ancora potremmo assistere a questo miracolo economico senza, prima o poi, cadere vittime del sistema stesso? Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima che si capisca che tale sistema economico basato sullo sfruttamento sconsiderato e sistematico dei sistemi ecologici è insostenibile per la biosfera (vedasi il caos climatico, desertificazione, picco del petrolio, perdita di biodiversità, deforestazione)? Quanto si capirà che la Terra ove viviamo è una ed una sola, e che quando sarà irrimediabilmente compromessa non ci sarà più alcuna speranza di vita per l’essere umano?

Gli effetti negativi di tale perverso sistema si vedono anche sul piano sociale: aumento della povertà nel mondo, aumento sempre più evidente delle disuguaglianze economiche, aumento della disoccupazione e della precarietà, aumento del tempo dedicato al lavoro con conseguente incremento dello stress e decremento della qualità della vita e del tempo libero e di quello dedicato alle relazioni sociali, alla famiglia, ai figli.

Il PIL è dunque un semplice indicatore monodimensionale cioè basato solo sul valore economico: non tiene quindi conto né dell’aspetto qualità della vita e quindi felicità delle persone, né tantomeno dell’aspetto ambientale né di quello relativo alla salute.

Si sono mai calcolati i costi ambientali e le cure delle malattie collegate all’inquinamento derivante da uno “sviluppo” da raggiungere ad ogni costo? E soprattutto, chi li paga questi costi?

Come sostiene Luca De Biase autore di diversi libri tra cui “Economia della felicità”, “la felicità è un indicatore non paternalista, non stabilito da esperti come molti altri, ma soggettivo, espresso dal basso, dalla gente che mette priorità diverse da quelle degli esperti di settore in cima alla lista” (salute al posto di economia, ad esempio).

Il PIL, come sappiamo, è la somma della ricchezza che si produce in un paese, cioè dovrebbe misurare i beni prodotti in un certo Paese. In realtà esso misura soltanto gli oggetti e i servizi che vengono scambiati con il denaro, e non tutto ciò che una persona si produce eventualmente in proprio per se stessa o per scambiarlo/barattarlo con altre persone. Ciò non fa crescere il PIL: il concetto di merce, quindi, è ben diverso da quello di bene. Ci sono perciò merci che fanno crescere il PIL , ma che non comportano necessariamente un aumento del benessere.

A tale indicatore viene quindi imputato ingiustamente non solo la ricchezza economica ma anche il livello qualitativo della nostra vita, che è cosa ben diversa. L'equazione crescita del PIL=crescita del benessere non regge!

Facciamo alcuni esempi: l’autoproduzione, le fonti rinnovabili, il risparmio energetico sono tutti interventi che non fanno crescere il PIL ma che portano benessere per gli individui e l’ambiente. Se costruisco una casa all’italiana maniera, e cioè senza tener conto del risparmio energetico, per riscaldarla consumo circa 20 litri di gasolio all’anno per mq. Se invece la costruisco prendendo esempio dai tedeschi riesco a costruirla in modo che il consumo annuo sia di soli 6 litri di gasolio. Questo inutile spreco di energia (circa 14 litri), questo inutile danno all’ambiente, alla salute e alle tasche di noi italiani, fa aumentare il PIL ma non migliora di certo la nostra qualità della vita! Quindi i 14 litri di differenza sono soltanto una merce che serve a far crescere il PIL, ma non sono un bene perché non portano alcuna utilità se non alle tasche dei petrolieri e dello Stato, grazie alle accise che incassa.

Rimanere imbottigliati nel traffico per ore per recarsi al super centro commerciale o per recarsi al lavoro determina un aumento dei consumi dell’auto: ciò fa crescere il PIL, poichè le compagnie petrolifere vendono piu' combustibile, ma la qualità della nostra vita non è migliorata, anzi è peggiorata in quanto abbiamo respirato un surplus di nanoparticelle che aumentano il rischio di contrarre il cancro, ci siamo arrabbiati a causa del traffico ed abbiamo perso tempo, ed il tempo, come si sa, è denaro. Eppure il PIL è aumentato ma non il nostro benessere.

La guerra si sa, è una cosa bruttissima: eppure grazie ad essa il PIL del Paese in guerra aumenta grazie all’aumento della produzione dell’industria bellica e di tutte quelle ad essa collegate.

Fumare fa male alla salute, ci espone a tantissimi rischi: eppure andare dal tabaccaio a comprare le sigarette fa crescere il PIL. In tal caso c’è una doppia crescita dovuta anche alle spese che la Sanità dovrà sostenere per curare eventualmente il fumatore dopo che si sarà ammalato di cancro ai polmoni o di malattie cardiovascolari. Anche le spese mediche, infatti, fanno crescere il PIL. Quindi più ci si ammala, più si vendono farmaci (spesso inutili o, peggio ancora, dannosi) e più cresce il PIL.

Fare un incidente non è certo una bella cosa: eppure anche in tal caso il PIL cresce, in quanto siamo costretti a comprare un’altra macchina o ad aggiustarla. Entrambe le cose fanno crescere il PIL ma certamente non ci fanno stare meglio!

Acquistare una bicicletta costa meno che acquistare un’automobile e di conseguenza si ha una minore crescita del PIL. La qualità della nostra vita e dell’intera comunità ove viviamo subiscono, però, un notevole incremento della qualità della vita, in termini di mancati infarti causati da eccesso di colesterolo, mancate emissioni di gas velenosi, riduzione dei casi di tumore, riduzione dell’inquinamento acustico, risparmio di energia, ecc.

Potrei continuare con altri esempi all’infinito, ma mi fermo qui.

Il PIL, quindi , “guarda” soltanto ai consumi, non tiene assolutamente conto dei risvolti negativi che tali consumi hanno sulla nostra qualità della vita e su quella delle generazioni future.

Una politica seria, un’informazione con la I maiuscola, quando parla di crescita di PIL dovrebbe, quindi, parlare anche di crescita di rifiuti urbani , che negli ultimi 5 anni sono cresciuti di circa il 12% sino a raggiungere decine di milioni di tonnellate/anno, dovrebbe parlare anche di crescita di concentrazione di CO2 in atmosfera, di crescita delle temperature medie del pianeta con tutte le nefaste conseguenze negative da essa derivanti, di crescita del livello di inquinamento delle nostre città e del numero di persone, soprattutto bambini, che si ammalano a causa della cattiva qualità dell'aria, di crescita dei terreni agricoli desertificati a causa dell'agricoltura chimica e intensiva, di crescita degli sprechi e dei falsi bisogni inculcati nella nostra mente dalla pubblicità, che determinano un aumento dell'impronta ecologica degli italiani, che oggi, a differenza degli anni passati, consumano circa 3 volte le risorse naturali che un territorio grande quanto l'Italia sarebbe capace di produrre.

Bisognerebbe parlare anche di crescita del prezzo del petrolio, arrivato sino alla soglia dei 150 dollari al barile per poi retrocedere leggermente per soli motivi tecnici. A breve riprenderà sicuramente la sua inarrestabile salita.

Bisognerebbe, infine, parlare di crescita della disoccupazione e della precarietà del lavoro contemporaneamente alla crescita della globalizzazione dei mercati e dell'economia.
Si fa sempre più concreta, perciò, l’equazione crescita del PIL=diminuzione della qualità della vita. Una crescita senza limiti ed infinita è dunque irrealizzabile se non sacrificando la nostra esistenza.

Come disse Robert Kennedy nel discorso del1’8 marzo 1968 presso l’ Università del Kansas, “non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche
l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto
le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL
non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve,
eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.".

Parole sante che andrebbero lette e rilette ogni giorno da tutti i cittadini del mondo. E ancora, come dice Beppe Grillo, “l’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo. I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra. Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità.”

Inoltre, bisogna considerare anche un altro aspetto.

Il consumo incessante e sconsiderato delle risorse globali si sta chiaramente traducendo in un aumento dei conflitti locali e delle guerre per il controllo delle risorse e , di conseguenza, in una restrizione degli spazi di democrazia reale nel mondo. Ma la cosa più grave di tutto ciò è l’indifferenza del popolo, l’assuefazione a cui tale sistema ci ha condotto. Non ci scandalizza più nulla: né una guerra per il petrolio, né un mutamento climatico né i veleni che ogni giorno siamo costretti a respirare, a mangiare, a bere e a spalmarci sulla pelle! La crescita produce quindi dipendenza psicologica. Non possiamo fare più a meno di andare al supermercato e a riempire il carrello con prodotti di ogni tipo, utili o inutili non importa…l’importante è consumare e far crescere il PIL, così la nostra classe dirigente sarà contenta e soddisfatta di aver ancora una volta dominato il parco buoi!

E’ dunque vera l’equazione crescita del PIL uguale ad aumento del benessere individuale?

A giudicare da quanto sta avvenendo negli ultimi anni direi proprio di no.

Continuare a parlare di crescita del PIL significa dunque non voler accettare la realtà, non voler in alcun modo aprire gli occhi e considerare la crescita per ciò che effettivamente è, cioè un’idea di ricchezza che non tiene in alcun modo in considerazione gli insostenibili costi ecologici e sociali dello sviluppo stesso, del degrado indotto dalla mercificazione della vita, della crescente conflittualità internazionale attorno alle sempre più scarse e care risorse naturali.

Il modo per uscirne?

In primis mettere in discussione il mito della crescita a tutti i costi e riequilibrare l’ossessione della produzione con la consapevolezza delle necessità di produzione. Non più una società basata solo sul profitto e sui beni materiali, ma una società che metta al primo posto le persone e le relazioni, che rivaluti l’importanza dei beni immateriali su quelli materiali, che sia a favore di una tecnologia durevole e sostenibile, che sappia dare sempre più spazio alla solidarietà, al bene comune e alla valorizzazione dell’ambiente piuttosto che al solo e mero interesse privato.

La strada da percorrere è, dunque, quella della riduzione dei consumi che in gran parte sono sprechi.

Come dice il grande Maurizio Pallante, autore del bellissimo libro "La decrescita felice",“ridurre i consumi significherebbe migliorare la qualità dell'aria, dell'acqua, del territorio e, in definitiva, della vita. La qualità della nostra vita non dipende da quante merci riusciamo a consumare. Al contrario, ridurre l'invadenza delle merci e dei consumi nella nostra vita è l'unico modo per migliorarne la qualità: siamo giunti a un tale livello di spreco che qualsiasi attività umana può essere fatta con minore impiego di risorse naturali, minori scarti e minore inquinamento”.

E per finire:

Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato
quando l'ultimo albero sarà abbattuto
quando l'ultimo animale sarà ucciso
solo allora capirete che il denaro non si mangia
."
Profezia Creek

venerdì 27 giugno 2008

Di Pietro: l'unico antitodo alle leggi-porcate!



Le intercettazioni sono strumento vitale per condurre la lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo, al contrabbando, alla droga, alla corruzione del sistema economico e per smascherare i manovratori che spesso si nascondono a livello politico. Il governo di centrodestra e coloro che mantengono posizioni ambigue in Parlamento su questa proposta di "legge bavaglio" non hanno alcun rispetto dei cittadini se affermano che la limitazione delle intercettazioni è a tutela della privacy (leggi le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Alfano) dell’individuo quando negli ultimi anni le intercettazioni si sono rivelate l’unica tutela dei cittadini dalla disonestà di molti politici. Il Pd tentenna ed anche in questa battaglia spetta all’Italia dei Valori il ruolo di schierarsi come unica vera opposizione.

Loro nascondono qualcosa, noi no! Intercettatemi!

Come dice il grande procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti :

"La convulsa attività legislativa dell’attuale maggioranza ha una caratteristica particolare: ogni provvedimento emesso è preceduto e giustificato da bugie.

Non è vero che esista un problema sicurezza pubblica: il numero dei reati commessi è in costante flessione. E tuttavia il problema sicurezza pubblica è percepito dai cittadini come un problema grave perché tutti i giorni, a pranzo, cena e colazione, televisioni di Stato e private (le 6 reti controllate dal Presidente del Consiglio) e giornali di partito spiegano che c’è un grave problema di sicurezza pubblica e avvalorano questa “denuncia” con minuziosi racconti di scippi, furticiattoli e qualche reato grave, morbosamente esibito.

Se adottassero la stessa tignosa diligenza per raccontare le migliaia di corruzioni che vengono scoperte ogni giorno in Italia, le decine di migliaia di frodi fiscali che impoveriscono l’Italia di centinaia di milioni di euro, le decine di morti sul lavoro che insanguinano ogni giorno fabbriche e cantieri, i milioni di abusi edilizi che deturpano il Paese, gli inquinamenti, le frodi nei finanziamenti UE, insomma tutti quelli che per la classe dirigente italiana non sono reati degni di attenzione; ebbene, è certo che i cittadini italiani avrebbero del loro Paese una percezione diversa, assai più preoccupante del preteso problema sicurezza e certamente assai più realistica.

Non è vero che sono gli extracomunitari o i rumeni che commettono il maggior numero dei reati: in realtà questa categoria di persone commette il maggior numero di piccoli reati, furti nei supermercati, nei cantieri, sugli autobus; le rapine, il traffico di droga, gli omicidi sono commessi in percentuale maggiore da italiani; e naturalmente i reati di cui non si deve parlare, quelli che è bene che non preoccupino l’opinione pubblica, quelli citati sopra, la corruzione, la frode fiscale, il falso in bilancio, gli infortuni sul lavoro, i reati ambientali ed edilizi, gli inquinamenti, quelli sono commessi soltanto da italiani.

Non è vero che, per quanto riguarda gli extracomunitari e i rumeni che delinquono, la soluzione giusta consiste nell’espulsione: la soluzione giusta, come ognuno può capire, consiste nel metterli in prigione, proprio come si deve fare con chiunque commetta reati.

Naturalmente per fare questo occorre un sistema giudiziario che funzioni; quindi bisognerebbe cambiare in fretta e furia il 90 % della legislazione penale e processuale italiana.

Quella penale, eliminando una sterminata quantità di reati inutili (mi vengono in mente l’omesso versamento di ritenute INPS, l’omesso versamento delle ritenute d’acconto, l’ingiuria, la minaccia lieve, la sosta con biglietti prepagati (i vouchers) falsificati, l’omessa esposizione negli esercizi di ristorazione della tabella dei giochi leciti; non continuo perché dovrei riempire un paio di fogli).

E quella processuale, eliminando un centinaio di adempimenti formali del tutto irrilevanti, rendendo obbligatoria l’elezione di domicilio presso il difensore, riformando completamente il regime delle notifiche (obbligatori fax o e-mail per gli avvocati), abolendo l’appello, abolendo il giudizio collegiale di primo grado (un solo giudice è più che sufficiente).

E poi, naturalmente, bisognerebbe abolire tutti i tribunali inutili, quelli formati da meno di 20 giudici, rivedendo tutte le circoscrizioni giudiziarie, dividendo i tribunali delle grandi città in 2 o 3 o 4 tribunali (perché tribunali enormi funzionano malissimo).

E poi bisognerebbe ridurre nella misura da 10 a 1 tutti gli istituti premiali che fanno si che una pena di 10 anni significhi, nei fatti, poco più di 4 anni di prigione vera e propria.

E, per finire, bisognerebbe costruire molte carceri nuove e assumere un sacco di cancellieri, segretari e personale amministrativo in genere; e naturalmente ammodernare e far funzionare una struttura informatica disorganizzata e sottoutilizzate.

E’ ovvio che, piuttosto che mettersi a fare tutto questo, è più comodo far finta di aver trovato la soluzione miracolosa: li espelliamo tutti.

Un po’ come i tanti miracolosi rimedi contro il cancro che avevano il vantaggio di far a meno di lunghe costose e faticose ricerche mediche e farmacologiche.

Non è vero che gli extracomunitari espulsi, quando vengono riacchiappati, vengono poi assolti da giudici comunisti e sabotatori: è vero che nessuno Stato che ha frontiere con l’Italia accetta di ricevere stranieri privi di documenti; e, se gli extracomunitari espulsi non collaborano e nascondono i documenti e dicono di non averli e non si riesce a provare che invece ce li hanno, c’è poco da fare, il non aver obbedito all’ordine di espulsione non è reato per via dell’articolo 40 del codice penale: nessuno può essere punito per un fatto costituente reato se non è conseguenza della sua azione; e qui il non aver obbedito all’ordine di espulsione è conseguenza della condotta dei doganieri spagnoli, francesi, svizzeri etc..

Per quanto può dire il giudice italiano, l’extracomunitario espulso “ci ha provato” ma non è riuscito ad andarsene.

Non è vero che il reato di clandestinità costituisce una soluzione idonea a ridurre il numero, stimato troppo elevato, di immigrati nel nostro Paese; prima di tutto un vero reato di clandestinità, che consiste nel trovarsi illecitamente in territorio italiano, cioè senza documenti e/o senza permesso di soggiorno, significherebbe dover celebrare centinaia di migliaia di processi, tanti quanti sono gli immigrati clandestini nel nostro Paese; il che è assolutamente impossibile, visto che non si riesce nemmeno a fare i processi che ci sono ora che terminano per l’85 % con la prescrizione.

E poi, per come è scritto (ma è ancora un progetto), questo reato di clandestinità consiste in realtà in un ingresso illecito nel nostro Paese: che viene commesso da chi vi mette piede per la prima volta in violazione delle leggi sull’immigrazione e viene acchiappato proprio mentre lo sta commettendo; per intenderci sul bagnasciuga della spiaggia di Lampedusa o mentre sta scavalcando la rete al confine tra l’Italia e la Croazia. Perché, se viene acchiappato 10 minuti dopo, mentre passeggia sulla spiaggia di Lampedusa o su un viottolo del Veneto, gli basterà dire che lui è in effetti clandestino e che però è entrato in Italia circa un mese fa (fra un anno dirà che è entrato circa un anno e un mese fa); e sarà assolto perché la legge, un mese fa (o un anno e un mese fa), ancora non c’era e nessuno può essere punito per un fatto che, nel momento in cui viene commesso, non è previsto dalla legge come reato: lo dice l’articolo 2 del codice penale.

Certo, i poliziotti, i giudici e molte altre persone di buon senso potranno immaginare che questa dichiarazione (sono entrato clandestinamente un mese fa) non è vera; ma tra immaginare e provare, nel processo penale di uno Stato di diritto (quello che l’attuale maggioranza sta distruggendo) c’è un’enorme distanza: immaginare, supporre, sospettare non basta per condannare.

Non è vero che occorre limitare le intercettazioni perché se ne è abusato, come sarebbe dimostrato dal fatto che – così dicono gli affannati esponenti della maggioranza che qualche giustificazione al loro operato debbono pur trovarla – il numero degli intercettati è elevatissimo: in realtà le intercettazioni sono disposte in una ridottissima percentuale dei processi penali (a Torino 300 processi su 200.000); quindi sono pochissime.

E’ però vero che, tra gli intercettati, vi è un numero ridotto ma importante di appartenenti alla classe dirigente.

Così, quando qualche politico racconta che vi è un numero troppo elevato di cittadini intercettati, in realtà sta dicendo che vi è un numero troppo elevato di politici e amici dei politici e amici degli amici che sono intercettati; e, certo, dal suo punto di vista, questa cosa è abbastanza grave: perché gli affari dei politici e degli amici dei politici e degli amici degli amici in genere sono un po’ sporchi.

Non è vero che le intercettazioni costano troppo; la spesa denunciata dal Governo per giustificare il disegno di legge che riduce le intercettazioni, circa 300 milioni, è una piccolissima parte del bilancio della giustizia che è pari a 7 miliardi; e comunque è comprensiva delle somme pagate per i periti e i consulenti del PM, per le spese di missione della polizia giudiziaria, per le trascrizioni degli interrogatori e via dicendo.

E poi sarebbe semplice diminuire ulteriormente questo costo addossandolo ai gestori telefonici che agiscono in regime di concessione (è lo Stato che gli “concede” di fare il loro business): lo Stato potrebbe pretendere che le intercettazioni venissero fatte gratis. O almeno, potrebbe pretendere che venissero fatte al costo, senza guadagnarci (enormemente, come avviene oggi).

Infine le intercettazioni fanno scoprire un sacco di reati economici e fanno recuperare un sacco di soldi; succede così che quasi sempre le intercettazioni “si pagano da sole”.

Non è vero che le intercettazioni vengano pubblicate abusivamente e che quindi bisogna intervenire per bloccare questo malcostume: esse compaiono sui giornali quando è caduto il segreto investigativo, cioè quando l’imputato e i suoi difensori le conoscono, ad esempio perché sono riportate in un provvedimento del giudice che li riguarda (ordinanza di misura cautelare, di sequestro, di perquisizione etc.).

Quindi, quando vengono pubblicate, sono pubbliche: non c’è nessun abuso.

Non è vero che le intercettazioni e le altre notizie che riguardano il processo vengono passate ai giornalisti dai giudici.

Per prima cosa non è mai stato provato. E poi basta chiedere ai giornalisti; che spiegheranno a chi vuole starli a sentire che le informazioni che essi pubblicano lecitamente le ricevono dai difensori degli imputati, subito dopo che loro stessi le hanno conosciute.

Certe volte le ricevono dagli stessi imputati che poi sfruttano la pubblicazione per mettersi a strillare che la loro privacy è stata violata e che il giudice (in realtà il PM) ce l’ha con loro, che deve essere trasferito, che il processo deve essere celebrato da un’altra parte e insomma tutto il manuale del perfetto impunito.

Quanto alle informazioni illecitamente conosciute, non si capisce perché tra cancellieri, polizia giudiziaria, traduttori, trascrittori, interpreti, avvocati di parti offese e parti offese interessate a sputtanare gli imputati, si debba pensare che l’autore delle fughe di notizie sia il giudice, che del resto è proprio quello che da queste fughe di notizie riceve un danno: sia per se stesso, ché è lui ad essere immediatamente additato come la fonte; sia per il processo.

Non è vero che i giudici parlano dei loro processi in televisione o sui giornali: i giudici parlano (quando lo fanno, quando possono, quando qualcuno glielo chiede) delle difficoltà del processo italiano, dello stato disperato del sistema giudiziario italiano, delle pressioni o minacce o avvertimenti che ricevono, di leggi sbagliate o funzionali ad assicurare l’impunità a questo o quel potente, a questa o quella casta.

Gli stessi giudici Forleo e De Magistris hanno parlato del loro isolamento, delle pressioni e minacce ricevute, delle difficoltà della loro situazione: mai dei loro processi, delle prove raccolte, delle dichiarazioni rese da imputati o testimoni.

Non è vero che le notizie che non hanno rilevanza penale non debbono essere rese note all’opinione pubblica: se queste notizie riguardano uomini pubblici, gente che si è assunta la responsabilità di governare o gestire il Paese, l’opinione pubblica ha diritto di sapere tutto di loro, anche se si tratta di cose non costituenti reato.

Se un onorevole che firma una legge contro la liberalizzazione della droga è, nella vita privata, un cocainomane; se un ministro favorisce suoi conoscenti o compagni di partito con incarichi ben remunerati; se un giudice frequenta persone poco raccomandabili, è necessario (non giusto, necessario) che i cittadini lo sappiano.


Allora, alla fine, la domanda è: perché questa gente mente?

E la risposta è ovvia: perché si tratta di leggi sbagliate, demagogiche, dirette a guadagnare popolarità e consenso e a procurarsi l’impunità."

Articolo tratto dal blog http://toghe.blogspot.com/