giovedì 9 ottobre 2008

Costituzione calpestata


Il cosiddetto Lodo Alfano è incostituzionale!
Esso, secondo il PM De Pasquale viola ben 4 articoli della Costituzione.
Si tratta degli articoli 3, 112, 136, 138.
Bel lavoro. Con una legge ordinaria son riusciti a violare ben 4 articoli della costituzione! Complimenti.
A questo punto la domanda nasce spontanea. O trattasi di ignoranza pura, oppure c'è dell'altro.
Il Lodo Alfano non può trasformare la nostra carta costituzionale in carta straccia. E questo non è solo il parere di De Pasquale. Tantissimi altri costituzionalisti la pensano come lui. A cominciare dal grande Franco Cordero.
Questo è un classico esempio di come la democrazia possa essere svuotata di senso mediante una semplice legge ordinaria che calpesta il sacro principio di uguaglianza.
Una legge fatta, tra l'altro, da un ex piduista!
Ovviamente i media non fanno nulla per cercare di far capire qualcosa ai cittadini. Ci reputano del tutto privi di cervello!
Invito tutti a documentarsi, a cercare di capire, a non farsi prendere in giro, a ragionare con la propria testa e non con quella delle marionette che si vedono giornalmente in TV!
Per chi lo ha già fatto, credo che una delle azioni da compiere per riprenderci la nostra Costituzione sia quella di firmare la proposta di Referendum contro il Lodo Alfano!

giovedì 18 settembre 2008

Il crollo dei castelli di carta


La situazione finanziaria mondiale è in piena crisi! E su questo non ci piove.
Basta leggere giornali, libri o navigare su internet per rendersene conto.
La domanda da porsi a questo punto è la seguente: siamo arrivati al capolinea o siamo solo all'inizio della fine del sistema capitalistico attuale?
Come alcuni di voi ricorderanno, a febbraio Ben Bernanke , presidente della Fed, davanti al Congresso americano annunciò: “sicuramente qualche banca americana fallirà per la crisi dei subprime!”. Aggiunse poi
che il contesto economico attuale è uno dei più difficili a memoria d'uomo.
Non fece nomi, però. Ma lasciò tutti con il fiato sospeso. Bernanke si limitò a dire che si trattava di banche di piccole dimensioni. La Borsa allora reagì con un’ondata di vendite su tutte le banche, sia americane che del resto del mondo.
Da allora sono passati circa 6 mesi e la situazione è molto peggio rispetto a quanto detto da Bernanke!

La situazione dei colossi finanziari saltati finora a Wall-Street è la seguente: Bear Stearns,Columbian Bank ,Countrywide, Fannie Mae, Freddie Mac,
IndyMac Bank, Merrill Lynch, American International Group, Lehman Brothers. Sono sempre più vicine alla resa Morgan Stanley, Washington Mutual e Goldman Sachs.
Ed anche in Europa continuano ad accendersi spie di allarme sul settore del credito. La Danimarca ha dovuto procedere ad una nazionalizzazione-salvataggio per la sua ottava maggiore banca, la Roskilde Bank. Il paese scandinavo segue così quanto già fatto nei mesi scorsi dalla Gran Bretagna, dove lo Stato è dovuto intervenire direttamente per salvare la Banca Northern Rock, anch'essa specializzata in mutui.

Nel Belpaese banche e assicurazioni si leccano le ferite per le perdite subite. Solo in seguito all'ultimo fallimento della lunga serie, cioè quello di Lehman Brothers, le cifre sono di tutto rispetto. Si tratta di Unicredit, Banco popolare, Popolare di Milano, Ubi, MPS, Intesa-Sanpaolo, Generali, Alleanza, FONSAI, Unipol e Mediolanum.

Non sono solo le banche, le assicurazioni e gli azionisti a farne le spese. Anche i possessori dei bond o delle polizze indicizzate che hanno come sottostante bond emessi dalla stessa Lehman Brothers avranno brutte sorprese quando arriverà il rendiconto.

Soprattutto se si considera che fino al giorno prima del crollo, i bond di Lehman Brothers erano nel circuito Patti Chiari. Vale a dire avevano un rating A+ quindi incorporavano un basso rischio e un rendimento di poco superiore ai titoli governativi! Roba da ridere, anzi da piangere. Di chi fidarsi allora? Come mai nessuna banca è intervenuta per salvare la Lehman Brothers dal fallimento? Se le banche non si fidano l'una dell'altra, come possiamo noi cittadini fidarci delle banche?

Questo dimostra chiaramente le falle del sistema finanziario.

A mio modesto avviso di banche a rischio fallimento ce ne sono ancora!
Qualche consiglio: non fare debiti, evitare di andare long (cioè al rialzo) sui mercati finanziari ( se proprio volete speculare in borsa è decisamente meglio farlo andando short, cioè al ribasso ) non accendere nuovi mutui, non comprare titoli di società immobiliari, non comprare fondi che investono in società immobiliari, non fidarsi delle banche nè dei promotori finanziari, informarsi bene prima di effettuare un qualsiasi tipo di investimento dei propri risparmi.

E ricordate sempre ciò che diceva David Thoreau, filosofo e scrittore statunitense dell'800: "Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può permettersi di fare senza."

sabato 13 settembre 2008

Purificare l'aria con le piante negli ambienti chiusi



Molte ricerche hanno dimostrato che l'aria delle abitazioni e degli uffici può essere molto più inquinata di quella esterna. Ciò è dovuto ad una moltitudine di agenti inquinanti presenti negli ambienti chiusi e può provocare vari disturbi alle persone che ci vivono per parecchie ore.
Mi riferisco a disturbi come allergie, asma, cefalee, disturbi del sistema nervoso, ecc.
Giacchè oggi la maggior parte delle persone effettua lavori al chiuso, credo che il problema possa riguardare un'alta percentuale di persone che, loro malgrado si trovano a dover convivere con esalazioni di composti chimici nocivi come la formaldeide, la ammoniaca, il benzene, alcoli, toluene, acetone, tricloroetilene, ecc., che provengono da vernici, detersivi, cosmetici, fumi, materiali plastici, compensato, lacche, adesivi, ecc.
La formaldeide, ad esempio, è un' aldeide molto pericolosa in quanto è stato dimostrato essere cancerogena sui roditori, provocando un tasso di incidenza di cancro al naso ed alla gola superiori al normale; essa, inoltre, è in grado di interferire con i legami tra DNA e proteine.
La “sindrome da edificio malato”, grazie ad una crescita della chimica fuori controllo, è quindi una realtà, che può però essere combattuta con un tocco di verde. A sostenerlo , infatti, è una ricerca condotta dalla NASA nel 1989 nell’ambito di studi sulla purificazione dell’aria nelle basi lunari.
Secondo tale studio dal titolo "INTERIOR LANDSCAPE PLANTS FOR INDOOR AIR POLLUTION ABATEMENT", vi sarebbero almeno 50 comuni piante d'appartamento in grado di rimuovere i suddetti vapori chimici nonchè di umidificare l'aria.
Non sto qui ad elencare tutte le piante prese in considerazione dallo studio. Mi limito semplicemente ad elencarne due tra le più efficaci:
  • Nephrolepis exaltata (Felce di Boston): la migliore per purificare ed umidificare l'aria. Particolarmente efficace contro la formaldeide.
  • Spathiphyllum sp. (Spatiffilo): molto indicata per rimuovere benzene, tricloroetilene, acetone, alcoli e formaldeide.
Per chi voglia approfondire l'argomento consiglio di leggere “Amiche piante” del Dr. B.C. Wolverton, uno dei ricercatori della NASA che ha partecipato allo studio, e questo sito per tutti i riferimenti scientifici.
Non dimentichiamo mai di ringraziare madre natura. E soprattutto...non dimentichiamo mai di rispettarla. Sempre!!

mercoledì 10 settembre 2008

Emergenza Rifiuti finata?


Ma l'emergenza rifiuti non era finita?
Il nostro Premier Silvio Berlusconi, con tutti i suoi giornali e le sue TV, non ci aveva raccontato che l'emergenza rifiuti era finita? A me sembra di ricordare così... ma a vedere il filmato di "QuiNapoliLibera" sembra proprio che il nostro caro Premier ne abbia detta un'altra delle sue! Per lui è sempre facile raccontare balle agli italiani, visto che gli basta chiudere i rubinetti dell'informazione e tutto, come per magia, sparisce! Anche i rifiuti spariscono!
Non si vedono più in TV e quindi gli italiani pensano che sia tutto finito! Niente più rifiuti, soltanto rose e ciclamini! Che belle favole.
Fortuna che esistono persone serie come "QuiNapoliLibera" che ha provveduto a filmare quel che è la situazione reale e cioè i rifiuti che ancora incorniciano le strade del suo comune!
Non sono, dunque, spariti i rifiuti, ma soltanto i giornalisti e le telecamere!
La disinformazione, purtroppo, in questo Paese regna sempre sovrana!

giovedì 28 agosto 2008

L'illusione del "Prodotto Interno Lordo"



Uno dei miti oggi più in voga e più discussi, che costituisce background comune a tutti i partiti politici sia di destra che di sinistra, è quello della crescita, del PIL (prodotto interno lordo) che deve necessariamente crescere di anno in anno, pena le sorti dell’intero Paese di riferimento.

A tale mito è giocoforza connessa l’idea di uno sviluppo illimitato, uno “sviluppo” industriale per gran parte dissennato, radicatosi profondamente in un sistema di corruzione e malaffare generalizzato che affligge ormai cronicamente il nostro paese con conseguenze disastrose sulla qualità della vita e della salute di noi cittadini. L’unico scopo della politica e dell’economia è quello della massimizzazione morbosa della produzione e dei profitti come se la terra che ci ha ospitato, che ci ospita e che ci ospiterà non si sa ancora per quanto tempo, sia solo un qualcosa da sfruttare e piegare ai propri fini, costi quel che costi e a scapito di tutti e di tutto.

Sicuramente è da riconoscere che il concentrare tutti gli sforzi e le risorse sulla crescita economica e quindi sulla produttività e sui consumi, ha prodotto sinora, in una parte del globo, una certa ricchezza materiale. Ma per quanto tempo ancora potremmo assistere a questo miracolo economico senza, prima o poi, cadere vittime del sistema stesso? Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima che si capisca che tale sistema economico basato sullo sfruttamento sconsiderato e sistematico dei sistemi ecologici è insostenibile per la biosfera (vedasi il caos climatico, desertificazione, picco del petrolio, perdita di biodiversità, deforestazione)? Quanto si capirà che la Terra ove viviamo è una ed una sola, e che quando sarà irrimediabilmente compromessa non ci sarà più alcuna speranza di vita per l’essere umano?

Gli effetti negativi di tale perverso sistema si vedono anche sul piano sociale: aumento della povertà nel mondo, aumento sempre più evidente delle disuguaglianze economiche, aumento della disoccupazione e della precarietà, aumento del tempo dedicato al lavoro con conseguente incremento dello stress e decremento della qualità della vita e del tempo libero e di quello dedicato alle relazioni sociali, alla famiglia, ai figli.

Il PIL è dunque un semplice indicatore monodimensionale cioè basato solo sul valore economico: non tiene quindi conto né dell’aspetto qualità della vita e quindi felicità delle persone, né tantomeno dell’aspetto ambientale né di quello relativo alla salute.

Si sono mai calcolati i costi ambientali e le cure delle malattie collegate all’inquinamento derivante da uno “sviluppo” da raggiungere ad ogni costo? E soprattutto, chi li paga questi costi?

Come sostiene Luca De Biase autore di diversi libri tra cui “Economia della felicità”, “la felicità è un indicatore non paternalista, non stabilito da esperti come molti altri, ma soggettivo, espresso dal basso, dalla gente che mette priorità diverse da quelle degli esperti di settore in cima alla lista” (salute al posto di economia, ad esempio).

Il PIL, come sappiamo, è la somma della ricchezza che si produce in un paese, cioè dovrebbe misurare i beni prodotti in un certo Paese. In realtà esso misura soltanto gli oggetti e i servizi che vengono scambiati con il denaro, e non tutto ciò che una persona si produce eventualmente in proprio per se stessa o per scambiarlo/barattarlo con altre persone. Ciò non fa crescere il PIL: il concetto di merce, quindi, è ben diverso da quello di bene. Ci sono perciò merci che fanno crescere il PIL , ma che non comportano necessariamente un aumento del benessere.

A tale indicatore viene quindi imputato ingiustamente non solo la ricchezza economica ma anche il livello qualitativo della nostra vita, che è cosa ben diversa. L'equazione crescita del PIL=crescita del benessere non regge!

Facciamo alcuni esempi: l’autoproduzione, le fonti rinnovabili, il risparmio energetico sono tutti interventi che non fanno crescere il PIL ma che portano benessere per gli individui e l’ambiente. Se costruisco una casa all’italiana maniera, e cioè senza tener conto del risparmio energetico, per riscaldarla consumo circa 20 litri di gasolio all’anno per mq. Se invece la costruisco prendendo esempio dai tedeschi riesco a costruirla in modo che il consumo annuo sia di soli 6 litri di gasolio. Questo inutile spreco di energia (circa 14 litri), questo inutile danno all’ambiente, alla salute e alle tasche di noi italiani, fa aumentare il PIL ma non migliora di certo la nostra qualità della vita! Quindi i 14 litri di differenza sono soltanto una merce che serve a far crescere il PIL, ma non sono un bene perché non portano alcuna utilità se non alle tasche dei petrolieri e dello Stato, grazie alle accise che incassa.

Rimanere imbottigliati nel traffico per ore per recarsi al super centro commerciale o per recarsi al lavoro determina un aumento dei consumi dell’auto: ciò fa crescere il PIL, poichè le compagnie petrolifere vendono piu' combustibile, ma la qualità della nostra vita non è migliorata, anzi è peggiorata in quanto abbiamo respirato un surplus di nanoparticelle che aumentano il rischio di contrarre il cancro, ci siamo arrabbiati a causa del traffico ed abbiamo perso tempo, ed il tempo, come si sa, è denaro. Eppure il PIL è aumentato ma non il nostro benessere.

La guerra si sa, è una cosa bruttissima: eppure grazie ad essa il PIL del Paese in guerra aumenta grazie all’aumento della produzione dell’industria bellica e di tutte quelle ad essa collegate.

Fumare fa male alla salute, ci espone a tantissimi rischi: eppure andare dal tabaccaio a comprare le sigarette fa crescere il PIL. In tal caso c’è una doppia crescita dovuta anche alle spese che la Sanità dovrà sostenere per curare eventualmente il fumatore dopo che si sarà ammalato di cancro ai polmoni o di malattie cardiovascolari. Anche le spese mediche, infatti, fanno crescere il PIL. Quindi più ci si ammala, più si vendono farmaci (spesso inutili o, peggio ancora, dannosi) e più cresce il PIL.

Fare un incidente non è certo una bella cosa: eppure anche in tal caso il PIL cresce, in quanto siamo costretti a comprare un’altra macchina o ad aggiustarla. Entrambe le cose fanno crescere il PIL ma certamente non ci fanno stare meglio!

Acquistare una bicicletta costa meno che acquistare un’automobile e di conseguenza si ha una minore crescita del PIL. La qualità della nostra vita e dell’intera comunità ove viviamo subiscono, però, un notevole incremento della qualità della vita, in termini di mancati infarti causati da eccesso di colesterolo, mancate emissioni di gas velenosi, riduzione dei casi di tumore, riduzione dell’inquinamento acustico, risparmio di energia, ecc.

Potrei continuare con altri esempi all’infinito, ma mi fermo qui.

Il PIL, quindi , “guarda” soltanto ai consumi, non tiene assolutamente conto dei risvolti negativi che tali consumi hanno sulla nostra qualità della vita e su quella delle generazioni future.

Una politica seria, un’informazione con la I maiuscola, quando parla di crescita di PIL dovrebbe, quindi, parlare anche di crescita di rifiuti urbani , che negli ultimi 5 anni sono cresciuti di circa il 12% sino a raggiungere decine di milioni di tonnellate/anno, dovrebbe parlare anche di crescita di concentrazione di CO2 in atmosfera, di crescita delle temperature medie del pianeta con tutte le nefaste conseguenze negative da essa derivanti, di crescita del livello di inquinamento delle nostre città e del numero di persone, soprattutto bambini, che si ammalano a causa della cattiva qualità dell'aria, di crescita dei terreni agricoli desertificati a causa dell'agricoltura chimica e intensiva, di crescita degli sprechi e dei falsi bisogni inculcati nella nostra mente dalla pubblicità, che determinano un aumento dell'impronta ecologica degli italiani, che oggi, a differenza degli anni passati, consumano circa 3 volte le risorse naturali che un territorio grande quanto l'Italia sarebbe capace di produrre.

Bisognerebbe parlare anche di crescita del prezzo del petrolio, arrivato sino alla soglia dei 150 dollari al barile per poi retrocedere leggermente per soli motivi tecnici. A breve riprenderà sicuramente la sua inarrestabile salita.

Bisognerebbe, infine, parlare di crescita della disoccupazione e della precarietà del lavoro contemporaneamente alla crescita della globalizzazione dei mercati e dell'economia.
Si fa sempre più concreta, perciò, l’equazione crescita del PIL=diminuzione della qualità della vita. Una crescita senza limiti ed infinita è dunque irrealizzabile se non sacrificando la nostra esistenza.

Come disse Robert Kennedy nel discorso del1’8 marzo 1968 presso l’ Università del Kansas, “non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche
l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto
le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL
non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve,
eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.".

Parole sante che andrebbero lette e rilette ogni giorno da tutti i cittadini del mondo. E ancora, come dice Beppe Grillo, “l’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo. I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra. Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità.”

Inoltre, bisogna considerare anche un altro aspetto.

Il consumo incessante e sconsiderato delle risorse globali si sta chiaramente traducendo in un aumento dei conflitti locali e delle guerre per il controllo delle risorse e , di conseguenza, in una restrizione degli spazi di democrazia reale nel mondo. Ma la cosa più grave di tutto ciò è l’indifferenza del popolo, l’assuefazione a cui tale sistema ci ha condotto. Non ci scandalizza più nulla: né una guerra per il petrolio, né un mutamento climatico né i veleni che ogni giorno siamo costretti a respirare, a mangiare, a bere e a spalmarci sulla pelle! La crescita produce quindi dipendenza psicologica. Non possiamo fare più a meno di andare al supermercato e a riempire il carrello con prodotti di ogni tipo, utili o inutili non importa…l’importante è consumare e far crescere il PIL, così la nostra classe dirigente sarà contenta e soddisfatta di aver ancora una volta dominato il parco buoi!

E’ dunque vera l’equazione crescita del PIL uguale ad aumento del benessere individuale?

A giudicare da quanto sta avvenendo negli ultimi anni direi proprio di no.

Continuare a parlare di crescita del PIL significa dunque non voler accettare la realtà, non voler in alcun modo aprire gli occhi e considerare la crescita per ciò che effettivamente è, cioè un’idea di ricchezza che non tiene in alcun modo in considerazione gli insostenibili costi ecologici e sociali dello sviluppo stesso, del degrado indotto dalla mercificazione della vita, della crescente conflittualità internazionale attorno alle sempre più scarse e care risorse naturali.

Il modo per uscirne?

In primis mettere in discussione il mito della crescita a tutti i costi e riequilibrare l’ossessione della produzione con la consapevolezza delle necessità di produzione. Non più una società basata solo sul profitto e sui beni materiali, ma una società che metta al primo posto le persone e le relazioni, che rivaluti l’importanza dei beni immateriali su quelli materiali, che sia a favore di una tecnologia durevole e sostenibile, che sappia dare sempre più spazio alla solidarietà, al bene comune e alla valorizzazione dell’ambiente piuttosto che al solo e mero interesse privato.

La strada da percorrere è, dunque, quella della riduzione dei consumi che in gran parte sono sprechi.

Come dice il grande Maurizio Pallante, autore del bellissimo libro "La decrescita felice",“ridurre i consumi significherebbe migliorare la qualità dell'aria, dell'acqua, del territorio e, in definitiva, della vita. La qualità della nostra vita non dipende da quante merci riusciamo a consumare. Al contrario, ridurre l'invadenza delle merci e dei consumi nella nostra vita è l'unico modo per migliorarne la qualità: siamo giunti a un tale livello di spreco che qualsiasi attività umana può essere fatta con minore impiego di risorse naturali, minori scarti e minore inquinamento”.

E per finire:

Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato
quando l'ultimo albero sarà abbattuto
quando l'ultimo animale sarà ucciso
solo allora capirete che il denaro non si mangia
."
Profezia Creek

giovedì 17 luglio 2008

Il Petrolio alle stelle e la Logica sotto terra



Come tutti sappiamo giorno dopo giorno siamo sempre più poveri a causa della inarrestabile crescita dell'oro nero. Il problema è veramente serio e preoccupante!
Siamo passati da 9,82 dollari al barile nel 1999 ai circa 150 dollari di qualche giorno fa. La crescita è esponenziale, e siamo solo all'inizio. Il tutto si ripercuote ovviamente sulle nostre tasche. basta considerare che nel 2005 per acquistare un litro di benzina erano necessari 1 euro, mentre oggi ce ne vogliono almeno 1,5 cioè un incremento del 50% in soli 3 anni.
Ripeto, il problema è serissimo, eppure ogni giorno quel che tiene banco è il penoso teatrino delle intercettazioni telefoniche, delle “veline”, delle dichiarazioni di questo o di quel parlamentare, delle leggi ad personam, dell'attacco costante ai magistrati, dei ministri-ombra di se stessi ecc.
In mezzo a tutto questo chiacchiericcio, nessuno parla quasi più dei veri problemi del paese e dell’evidenza che stiamo diventando sempre più poveri per il costo dell’energia.
A dire il vero un piccolo consiglio per il Governo io ce lo avrei. Un consiglio teso a cercare di far qualcosa di concreto e di immediato per risolvere, o almeno ridurre, questo disastroso problema.
Basterebbe, infatti, leggere un bellissimo libro di Maurizio Pallante dal titolo “Un futuro senza luce?”.
Anche senza essere dei matematici, dal libro si apprende facilmente che l'attuale legge che prevede l'obbligo di accendere i fari anche di giorno nonstante sia presente un sole accecante, fa sì che ciascun automoblista consumi circa 41 litri in più all'anno per ogni veicolo, approssimando il tutto per difetto (con un incremento percentuale che oscilla fra il 2,8 e il 4,1). Ciò è dovuto ovviamente ad un maggior dispendio di energia da parte dell'alternatore necessario per permettere alle luci di funzionare nelle ore diurne.
Se si considera che gli automezzi in circolazione sono circa 40 milioni, l’incremento complessivo dei consumi di carburante dovuto a questa legge insensata è pari a: 1,5 euro al litro X 41 litri annui X 40 milioni di automezzi = 2.460.000.000 di euro all'anno.
Ciò, ovviamente comporta anche un aumento delle emissioni di diossido di carbonio di circa quattro milioni di tonnellate.
A questo punto la domanda nasce spontanea? Come mai bisogna tenere per forza le luci accese anche con un'eccellente visibilità e far spendere ai cittadini 2.460.000.000 di euro all'anno, nonchè danneggiare ulteriormente il già disastrato ambiente senza per giunta alcun guadagno in termini di sicurezza (visto che, come tutti sappiamo, il problemi degli incidenti sulle strade dipendono quasi esclusivamente dall'alta velocità e dal non rispetto del codice della strada e non certo dal tenere le luci costantemente accese anche di giorno!)?
Per dare una risposta a questa domanda basta sapere che più della metà del prezzo dei carburanti sono imposte!
Quindi l’erario, con questa astuta quanto subdola legge ha incrementato annualmente i suoi incassi di una cifra pari a più di 1 miliardo di euro.
Il tutto fregandosene altamente dell'ambiente, dei protocolli di Kyoto e, soprattutto, della nostra salute e delle nostre tasche.
Veramente una vergogna!
Ci vuole tanto a cambiare una legge del genere, almeno ora che il petrolio è alle stelle e la logica sotto terra?

domenica 13 luglio 2008

Petrolio sulla pelle


Come noto, l'INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) è l'elenco degli ingredienti cosmetici espresso secondo una nomenclatura standard. Dal 1997 è obbligatorio, infatti, che ogni cosmetico immesso sul mercato riporti sulla confezione il proprio INCI, ovvero l'elenco degli ingredienti in esso contenuti. Tale elenco è composto in ordine decrescente. Cioè al primo posto compare l'ingrediente contenuto in percentuale più alta, a seguire gli altri, fino a quello contenuto in percentuale più bassa. Sotto l'1% gli ingredienti possono essere indicati in ordine sparso.
Ebbene, spesso si vedono in vendita prodotti che sbandierano sulla confezione proprietà eccellenti e ingredienti di derivazione totalmente naturale. Ma se non ci si ferma alle apparenze e a ciò che viene pubblicizzato sulla confezione, si scoprono spesso delle brutte sorprese, a dimostrazione del fatto che noi consumatori veniamo sempre più considerati come dei meri esseri a cui far spendere soldi, senza ovviamente far sapere per cosa vengono spesi è cioè cosa effettivamente si sta comprando!

Facciamo subito un esempio.
"NIVEA body, olio satinante, morbidezza infinita effetto seta - Olio di Avocado"!
Che bello, mi spalmo l'avocado sulla pelle!
Se si prova a girare la confezione e si va a leggere l'INCI si scopre che il primo ingrediente, e quindi quello con percentuale più alta è: "Paraffinum Liquidum". Cosa sarà mai?

 Wikipedia , la più grande enciclopedia on-line, ci dice:

"La paraffina liquida (nome INCI: Paraffinum Liquidum, Petrolatum, e il suo derivato Cera Microcristallina) è molto usata nel settore cosmetico come agente filmante, dando la sensazione di levigatezza. Sebbene abbia una indiscussa azione antidisidratante, in virtù del suo potere filmante, essa occlude i pori della pelle, impedendone la corretta traspirazione."

Mentre Biodizionario:

"grandi problemi, se ne sconsiglia l'uso a meno che sia il solo componente pericoloso e che sia tra i componente presenti in misura minore (cioè elencato alla fine della lista INCI)"

Non è ovviamente il nostro caso visto che si tratta del primo ingrediente e cioè di quello presente in misura maggiore!

Risultato: ci spalmiamo sulla pelle un derivato dalla raffinazione del petrolio, inquinante, non biodegradabile, recentemente inserito dalla direttiva europea tra i cancerogeni di classe II.
Essa è presente in molti altri prodotti tipo l'Olio Baby della Johnson&Johnson...poveri bimbi, che mele vi hanno fatto?
La paraffina è stata dunque dichiarata cancerogena dalla comunità europea, ma a causa di un piccolo cavillo ("è cancerogena per via delle impurità contenute, ma se un produttore sostiene che la sua è pura, può inserirla nel cosmetico") è ancora ampiamente utilizzata. Il motivo è semplice; a differenza di prodotti vegetali e molto più validi costa poco e non irrancidisce.

La sua funzione è quella di solvente, emolliente.
Dato che non e’ possibile aggiungere fisicamente acqua alla pelle,  l’unico potere idratante esercitato da un cosmetico è tentare di limitare l’evaporazione dell’acqua presente sulla sua superficie. A tal fine la paraffina “idrata” formando una vera e propria barriera tra l'epidermide e l'ambiente.
Tale barriera è però  innaturale e pericolosa, in quanto composta da molecole estranee a quelle dello strato idro-lipidico della pelle (la miscela di grasso e acqua distribuita sull'epidermide che costituisce l’idratazione naturale). La traspirazione ne risulta quindi ostacolata, i germi presenti sulla pelle restano intrappolati dalla paraffina e provocano irritazioni e favoriscono l'acne, specialmente su pelli predisposte. Volendo riassumere il concetto con un solo termine, diciamo che la paraffina è un composto comedogenico, cioè crea un "tappo" sui follicoli piliferi, facendo sì che cheratina, sebo, polvere si ossidino agevolando in tal modo la formazione degli odiosi "punti neri", ovvero i comedoni.

Morale della favola: prima di acquistare qualsiasi cosa leggete sempre gli ingredienti ed informatevi! Ne va della vostra salute.

E ricordatevi: mai avere un atteggiamento di totale sudditanza psicologica nei confronti della pubblicità che vediamo giornalmente in TV o sui giornali! Come diceva giustamente EINSTEIN  "la cosa importante è non smettere mai di porsi domande

sabato 5 luglio 2008

I rischi del "Teflon"

Teflon

Il termine Teflon è passato dall'essere  il soprannome di un presidente americano (Ronald Reagan) e di un padrino della mafia (John Gotti), entrambi personaggi a cui nessuna accusa restava attaccata, all'essere un noto marchio registrato dalla E.I. Du Pont de Nemours and Company.

Nell'accezione più comune si intende come Teflon il polimero del tetrafluoroetilene, (PTFE) al quale vengono aggiunti altri componenti per modificarne le proprietà in modo da renderlo resistente alle alte temperature (fino a circa 200°C).

Tale caratteristica lo rende ideale per ricoprire superfici sottoposte ad alte temperature alle quali si richiede una "antiaderenza" e una buona inerzia chimica.

Infatti, le padelle da cucina definite "antiaderenti",sono ricoperte all'interno di uno strato di Teflon.

Questo materiale, però, non ha solo vantaggi. Ha anche il grosso svantaggio di essere prodotto utilizzando un composto chimico cancerogeno derivato dal fluoro, cioè l'acido perfluorottanoico.
Un'investigazione dell'EPA (l’Environmental Protection Agency), infatti, ha portato ad accusare la DU-PONT, società americana quotata al Dow Jones 30 e principale produttrice della molecola scoperta nel 1946, di aver nascosto per circa 20 anni le informazioni riguardanti gli effetti cancerogeni sulla salute e sull'ambiente del suddetto C-8 o acido perfluorottanoico (PFOA).

Oltre ad aver accettato di pagare una multa di 16 milioni di dollari per aver nascosto dati sulla tossicità del Pfoa, la Du-Pont ha dovuto pagare anche  un rimborso di 85 milioni di dollari agli abitanti dell’Ohio e della West Virginia che le avevano fatto causa.

Residui del Pfoa, infatti,  erano stati trovati nell’approvvigionamento idrico di un impianto della West Virginia.
L'EPA ha inoltre chiesto alle aziende produttrici della sostanza incriminata di ridurre le emissioni del 95% entro il 2010 e di arrivare alla completa eliminazione entro il 2015, non solo negli Usa ma ovunque operino.
Oltre alla Dupont le società che producono Teflon sono la 3M e altre 6 grosse imprese tra cui la Ciba Specialty Chemicals e la Solvay Solexis, mentre i produttori italiani di pentole antiaderenti sono la Bialetti, Ballarini, Alluflon, Illa e TVS.

In Italia, l’annuncio dell’EPA ha indotto l’associazione dei consumatori Codacons , nel Gennaio del 2006,a chiedere al ministro della Salute di intervenire per tutelare la salute dei cittadini, procedendo al sequestro di 150 milioni di pentole al Teflon.

Il PFOA non è utilizzato solo per la produzione del Teflon.
La sostanza infatti si trova in tantissimi altri prodotti:

  • farmaci
  • lubrificanti
  • adesivi
  • cosmetici
  • insetticidi
  • valvole cardiache
  • scatole per la pizza
  • buste dei pop-corn per i forni a microonde

Studi su animali hanno dimostrato che il PFOA può essere tossico per alcuni organi come ad esempio il cervello, prostata, fegato, timo e reni. Può portare alla morte cuccioli di ratti esposti al PFOA. Cambiamenti alla ghiandola pituitaria nelle femmine di ratti, a qualsiasi dose. Tale ghiandola controlla la crescita, la riproduzione e molte funzioni metaboliche. Infine, il PFOA è stato associato con tumori in almeno 4 differenti organi.

La stessa 3M ha riscontrato danni al fegato e problemi riproduttivi nei topi esposti ad alti livelli di PFOA. Sotto accusa erano finite le esalazioni chimiche.

Anche la "consumer wathdog organization" EWG (Environmental Working Group) americana ha commissionato una serie di studi sul Teflon. In particolare negli studi riguardanti la resistenza alle alte temperature del Teflon, si è scoperto che ci vogliono dai 2 ai 5 minuti per raggiungere temperature in grado di produrre sostanze tossiche. Già a circa 220°C, infatti, il rivestimento comincia a decomporsi ed a rilasciare tossine nell'aria. Non solo!

A circa 360°C, cioè dopo circa 6 minuti di cottura, le padelle antiaderenti rilasciano almeno 6 gas pericolosi per la salute e per l'ambiente, inclusi 2 carcinogeni. In particolare:

- TFE (tetrafluoroetilene): carcinogeno;

- HFP (hexafluoropropene): tossico;

- TFA (acido trifluoroacetico): composto nocivo, corrosivo e pericoloso per l'ambiente;

- DFA (acido difluoroacetico): tossico;

- MFA (acido monofluoroacetico): per la sua tossicità viene usato come insetticida ed è stato anche proposto nelle guerre chimiche.

- PFOA ( acido perfluorottanoico ): carcinogeno.

A questo punto, nell'attesa della completa eliminazione del Teflon dal mercato, noi consumatori  cosa dobbiamo fare? In questa,come in altre circostanze, vale il principio di precauzione. Sicuramente possiamo cercare di eliminare questi oggetti sostituendoli con altri più appropriati e più sicuri ( come ad esempio l'acciao, la porcellana, ecc.). Se proprio non possiamo farne a meno, limitiamone l’uso  sostituendo in ogni caso le padelle graffiate o il cui rivestimento sia stato danneggiato per evitare di ingerire particelle di teflon che non viene metabolizzato o eliminato ma, come abbiamo visto, ci espone a seri rischi per la salute nostra e dei nostri cari.